"Per fermare il contagio bisogna limitare l'interazione sociale". Questo il messaggio che ci viene ripetuto in ogni momento da qualsiasi mezzo di comunicazione. Certamente limitare alla stretta necessità l'incontro diretto è uno strumento necessario.

Ma "interazione sociale" non è solo l'incontro diretto. E' anche il racconto reciproco, lo scambio, il sostegno, la solidarietà.

Per questo diciamo #iorestoSolidale. E nei tanti spazi e collettivi di Fuorimercato cerchiamo di praticare questa solidarietà - a distanza, ma molto concreta.

In questo sito nelle prossime settimane ci impegneremo a pubblicare brevi racconti dalla quarantena, storie che nessuno racconterà mai, storie che mettono in luce le difficoltà dei/delle più a vivere questa situazione. Sono racconti che non riguardano pochi* di noi, che tolgono dall'ombra quello che accade in Italia davvero e che ci aiutano a disintossicarci dalla narrazione mainstream "tutto andrà bene".


 

Mirko Petrelli

Vivo a Bergamo da Giugno 2019 e dopo una piccola pausa salentina ci sono ritornato per motivi di lavoro. Dopo nemmeno due settimane dal mio ritorno in città mi sono ritrovato in quello che all’inizio sembrava una cosa passeggera, una semplice influenza, come la chiamavano i media e, con un certo senso di colpa, anch’io. Poi i resoconti giornalieri della protezione civile, 200, 500, 750 e poi il triste record, di qualche giorno fa, di quasi 1000 morti.

0
0
0
s2sdefault

Elisa Pastore

"Allora Gretel (perché da qualche giorno lei è Gretel e io sono Hansel e forse è il suo modo di raccontarsi le cose, come se stessimo in una favola). Allora Gretel fuori c'è un virus e siccome nessuno di noi se lo vuole prendere, perché sennò dobbiamo prendere lo sciroppo, abbiamo deciso tutti insieme di rispettare delle semplici regole" "Bellissimo mamma! Ma poi quando finisce tutto posso andare ai gonfiabili?" Alla fine spiegare a nostra figlia il Covid19, non è stato poi così difficile. "Mamma facciamo un giro in bici?". Più difficile è spiegare il concetto di quarantena.

0
0
0
s2sdefault

Massimo Alberti*

A Milano almeno 300mila lavoratori costretti a muoversi per lavorare in aziende ed imprese non essenziali. E i controlli? Non ci sono.

Meno “passeggiate”, meno jogging, parchi chiusi. Il governo ha deciso di stringere ancora le maglie nei confronti dei comportamenti individuali, con l’obbiettivo di colpire chi esce di casa senza un motivo valido e frenare la diffusione del coronavirus. I provvedimenti però continuano ad ignorare il grosso degli spostamenti non necessari: quelli legati a chi è costretto a spostarsi per lavorare in quei settori ritenuti non essenziali dai decreti del governo.

La gestione di questi settori è stata delegata all’accordo tra governo, sindacati ed imprese, delegando di fatto alla contrattazione ed ai rapporti di forza nelle aziende sia la decisione di chiudere, sia l’applicazione delle misure di sicurezza e tutela di chi lavora.

0
0
0
s2sdefault

Sara Manisera*

Fatico a trovare la concentrazione. Fatico a leggere. Allora provo a scrivere. A mettere nero su bianco una serie di pensieri confusi e disordinati in questo tempo sospeso. Si accavallano le inquietudini. Esco in giardino a prendere una boccata d’aria. Una nube nera incombe. Mi sento in colpa a poter uscire in giardino. Sì, mi sento in colpa. Perché io posso uscire in giardino. E allora vorrei dirlo a gran voce, farlo rimbombare in ogni redazione giornalistica che questa “pandemia” svela ancora di più le diseguaglianze. Possiamo parlare delle diseguaglianze santo cielo?

0
0
0
s2sdefault

Ci dicono di stare a casa, di non creare assembramenti e di non incontrare i nostri cari e le nostre comunità/ relazioni che con fatica ci siamo costruit* nel tempo, ci chiedono di essere tutt* responsabili dentro le nostre quattro mura domestiche. Ci sentiamo spaesati, abbiamo paura e con un nuovo decreto al giorno si fatica a comprendere quale sia il “comportamento giusto” da tenere.

Allora facciamo uno sforzo e almeno con la mente usciamo da casa nostra, luogo dove magari noi stiamo a nostro agio, siamo al caldo, ci sentiamo al sicuro, certo ci annoiamo, passiamo molte ore fra letto, divano e frigorifero, ma in fin dei conti stiamo bene. Ora ci troviamo in un'altra casa invece in Lombardia ma potremmo essere a Roma o a Palermo, non importa potremmo trovarci in una qualsiasi città italiana, in un qualsiasi quartiere o paesino, dove vive una famiglia, ma non quella che appare nella pubblicità del mulino bianco o forse proprio quella. Una famiglia composta da una donna, che è anche madre, che appena hanno chiuso le scuole ha dovuto rinunciare al suo precario lavoro, perché non c’erano i soldi per pagare la baby sitter e sul posto di lavoro non le hanno dato alternativa in quanto il suo era un contratto atipico di collaborazione occasionale.

0
0
0
s2sdefault

Giulio Iocco


San Sebastiano al Vesuvio – 24 Marzo 2020
Sono passati quindici giorni da quando il primo ministro è apparso in televisione per comunicare l’approvazione del decreto #IoRestoACasa, due settimane dall’inizio di questa reclusione forzata tra le mura domestiche che sembra ogni giorno più difficile da tollerare. Oggi è martedì, e mentre la macchina mediatica annunciava che a breve si sarebbe tenuta una nuova conferenza stampa del primo ministro in cui sarebbero stati illustrati i contenuti di un nuovo decreto governativo, io, come ogni martedì, sono uscito per andare a fare la spesa.

0
0
0
s2sdefault