Un rilancio per tenere la brace accesa

Tutti i materiali del convegno “Mutualismo. Pratiche, conflitto, autogestione”, che si è tenuto a Roma c/o Scup il 7/8 aprile

Sabato 7 e domenica 8 aprile, c/o Scup a Roma, si è svolto il convegno “Mutualismo. Pratiche, conflitto, autogestione”, promosso da Fuorimercato rete nazionale, Edizioni Alegre, Rivista "Gli Asini", Scup Sportculturapopolare, Communia

Il convegno è stato un’occasione importante per tanti motivi. Ha permesso l’incontro di moltissime organizzazioni, realtà con progetti diversi e che operano in territori differenti, ma che sono accomunate dalla pratica del mutualismo, dell’autogestione e del “far da sé solidale”: movimenti contadini, movimenti femministi, fabbriche e fattorie occupate, centri sociali occupati e autogestiti, cooperative di produzione e distribuzione, gruppi di migranti, organizzazioni che praticano accoglienza ai migranti, associazioni che operano all’interno della scuola e dell’università, realtà del consumo critico e della finanza solidale, organizzazioni sindacali, cliniche legali e sportelli, associazioni sportive, cucine popolari, collettivi che offrono servizi di welfare o culturali, case editrici, case occupate.
Ha permesso l’incontro di diverse generazioni di militanti, tra chi pratica mutualismo dagli anni Settanta e chi ha conosciuto questo termine in occasione del convegno. Ha rappresentato un’occasione utile e necessaria di formazione per molti attivisti, che hanno scoperto la profondità storica di questo tipo di pratiche. Ha consentito – grazie a un’organizzazione della discussione basata su gruppi di lavoro, e sulla facilitazione – l’approfondimento di questioni e problematiche comuni a molti progetti e una discussione su come tali questioni sono e possono essere affrontate nelle pratiche quotidiane.

Il concetto di mutualismo – è stato affermato – non deve essere utilizzato come un termine onnicomprensivo: se definiamo tutte le pratiche di solidarietà e autogestione come mutualistiche, questa idea perde parte del suo valore. A partire dalle discussioni del convegno, è emersa con forza l’idea della “natura istituente del mutualismo”: il mutualismo parte dalle pratiche – dalla sperimentazione concreta di progetti, dall'attività economica cooperativa e autogestita, dalla gestione di beni comuni, ecc. – e si pone il problema concreto di come trasformare la società a partire da quanto emerge nella quotidianità di questi progetti.
Ragionare attorno alle pratiche del mutualismo consente a questo movimento di fare dei passi in avanti rispetto all'idea di “economia solidale”, in cui pure molti attivisti si sono formati e sono cresciuti, ma anche di porre nel modo più concreto possibile le questioni della ricomposizione di classe o della costruzione, gestione e difesa dei beni comuni, che spesso restano enunciate a un livello solo teorico. E questo è possibile perché ragionare a partire dal mutualismo ci consente di porre questioni importanti all'interno delle nostre realtà autogestite: la questione dei rapporti interni alle assemblee e nella quotidianità del lavoro sociale, economico e politico, ribadendo con forza che il femminismo dev'essere assunto da tutti i membri dei progetti mutualistici o ragionando sui rapporti che ci sono tra nativi e migranti all'interno di essi; la questione del lavoro, che va rimessa al centro dell’azione e della riflessione, ancor più di quella del consumo, che è stata spesso considerata con maggiore attenzione; la questione del conflitto sociale, una dimensione che non può essere espunta o rimandata e deve crescere parallelamente a quella del “far da sé solidale”, perché un progetto mutualistico, se si accontenta di costruire piccole nicchie solidali e autoreferenziali, rischia di avere vita breve.

Come tenere accesa la brace, come continuare a ragionare di mutualismo e soprattutto ad allargare questo movimento nei prossimi mesi e anni? A partire dal convegno, le organizzazioni che lo hanno pensato e lanciato propongono tre campi di attività.
Il primo è locale: il mutualismo parte dai territori ed è importante che nelle città e nelle campagne le pratiche mutualistiche vengano utilizzate per costruire unità, per coordinare progetti e realtà, per allargare le reti, per scambiare idee, supporto, servizi. Durante il Convegno sono stati descritti processi di allargamento dei rapporti nelle città e di coordinamento tra realtà diverse, ad esempio a Bari, Bologna, Roma, Bergamo, Milano. In molti di questi casi, le realtà che praticano mutualismo sono protagoniste e promotrici dell’ampliamento delle reti di relazioni sui territori. È importante continuare in questa direzione: chi pratica concretamente attività mutualistiche può farsi promotore di processi unitari, andando al di là di differenze spesso soltanto identitarie che contrappongono realtà di movimento.

Una seconda proposta è quella di scrivere assieme un “Manifesto del mutualismo e dell’autogestione” che supporti una costante e duratura “Campagna per l’autodeterminazione dei territori”. Un Manifesto che prenda spunto dal lavoro che già è stato fatto da molte realtà e reti – dal Manifesto di Genuino Clandestino alla Dichiarazione di gestione civica di un bene comune di Mondeggi Fattoria senza padroni – e che non rimanga soltanto un lavoro teorico. Un Manifesto che dia invece forza ai movimenti che lavorano per l’autodeterminazione dei territori, nelle campagne e nelle città, nella costruzione di un’economia diversa e giusta e nel conflitto sindacale, nell’opposizione alle grandi opere e alle devastazioni ambientali e nella costruzione, difesa e autogestione di beni comuni. Questo Manifesto sarà scritto collettivamente, anche attraversando gli appuntamenti delle prossime settimane, che sono stati lanciati durante il Convegno, a partire dall’incontro nazionale di Genuino Clandestino (Mondeggi, 27-29 aprile) e dall’incontro “Vuoti a prendere”, organizzato dal Comitato per la difesa delle Esperienze Sociali Autogestite a Bologna (Casa del popolo 20 Pietre, 12 maggio), per provare a lanciarlo nella tre giorni di festa prevista alla Fattoria senza padroni di Mondeggi a fine giugno.

In terzo luogo, è necessario darsi strumenti organizzativi per continuare il lavoro svolto nei gruppi di lavoro del convegno: strumenti informatici e di comunicazione, ad esempio un sito web che, a partire dai siti già esistenti, possa funzionare non solo da strumento di informazione sulle iniziative che vengono realizzate, ma anche da piattaforma per lo scambio concreto di prodotti, servizi, esperienze; l’organizzazione di altri incontri di formazione su mutualismo e autogestione, ma anche di carattere sindacale, da svolgersi sia nelle singole città, sia come futuri appuntamenti di carattere nazionale. A questo proposito, un obiettivo fondamentale è che il movimento si allarghi anche ad altre realtà e ad altri tipi di movimenti – in particolare i movimenti ambientalisti e di opposizione alle grandi opere, che sono stati fondamentali nell’Italia degli ultimi venti-trent’anni e che sono spesso molto vicini alle pratiche e alle idee del mutualismo, dell’autogestione e dell’autodeterminazione. Nelle prossime iniziative, anche a partire dalla Campagna per l’autodeterminazione dei territori, bisognerà costruire concretamente questi legami e queste alleanze sociali.


TUTTI I MATERIALI DEL CONVEGNO 

 

Mutualismo conflittuale e movimento operaio - Relazione di Salvatore Cannavò

Le pratiche mutualistiche nei movimenti femministiRelazione di Marie Moise

Mutualismo e conflitto nell’economia e nella produzioneRelazione di Gigi Malabarba

 

Gli obiettivi prodotti dai tre gruppi di lavoro

 

Risposte ai questionari delle realtà mutualistiche che hanno partecipato

 

Ascolta gli audio di tutti gli interventi

 

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