Costruire organizzazione, dal basso

Le lotte sono tante e diffuse, ognuna ha una sua propria specificità, però tutte si confrontano con una controparte comune, il modello di sviluppo capitalista, la ricerca del profitto.

L'annichilimento culturale, la depoliticizzazione delle masse, la perdita dell'identità collettiva, hanno lasciato posto ai bisogni indotti, alla disgregazione sociale, allo snaturamento dei territori. Sia in campagna che nelle città. Lo sfruttamento dell'uomo e della donna, della terra, la crescita del non lavoro e del lavoro precario e supersfruttato, sono resi possibili dalla frammentazione sociale, dalla dispersione dei soggetti, dall'assenza di una coscienza collettiva in grado di arginare e superare quello stesso sfruttamento.

Nelle città vengono cancellati gli storici luoghi d'aggregazione sociale e politica. Il tessuto urbano costituito da reti e connessioni, figlie di storici processi, basati sulle relazioni umane di scambio e cooperazione, si disgrega.
Vengono imposti nuovi modelli: di produzione, di consumo, di relazioni sociali. Le nostre vite sono caratterizzate dalla presenza sempre più ingombrante degli ipermercati che oltre ad attuare un impoverimento della tradizionale economia locale, aggregano in maniera fuorviante, attraverso servizi, cinema, McDrive, parco giochi... Tutto questo mentre i quartieri si svuotano da botteghe e connessioni sociali, divenendo pian piano sterili dormitori e vuoti contenitori dove poter attuare le più svariate speculazioni e trasformazioni.

Nelle campagne si impongono modelli di produzione a basso costo, basati sull' uso smoderato del suolo agricolo, attraverso l'abuso della chimica e lo sfruttamento di manodopera in nero, sottopagata e priva di qualsiasi diritto.
I sistemi di agricoltura tradizionale e di qualità ad opera di contadini e piccoli proprietari terrieri vengono sostituiti dall'industria del cibo e dalla rinascita dei latifondi che sono sempre in mano a grossi imprenditori e alle multinazionali.
Il cibo diviene una merce con produzioni di scarsissima qualità destinate alle masse e distribuite dai monopoli della G.D.O. Mentre le così dette eccellenze, il cibo biologico e di qualità diviene un lusso destinato solo a quella nicchia di persone che può permetterselo.

Sempre più marcata la frammentazione sociale, l'isolamento dell'individuo nel suo lavoro, nello studio, nella ricerca spasmodica di un reddito o di opportunità di presenza sociale e civile.
E intanto si spezza sempre più il legame territoriale, tra chi vive le città e chi le campagne, tra chi produce il cibo e le risorse base per la vita e chi è chiamato ad un consumo senza controllo e alla produzione di merci e valori sempre più distanti dai bisogni sociali e culturali della maggioranza della popolazione.

In uno scenario così sconfortante è quindi fondamentale la costruzione di nuove relazioni, di nuova socialità, di comunità, di unione tra città e campagna. Di organizzazione dal basso.
Per Fuorimercato significa aggregare attorno a forme di autogestione diretta avendo particolare attenzione all'orizzontalità delle relazioni, al mutualismo, alla solidarietà.
Vogliamo promuovere forme di autonomia e autoorganizzazione per rivendicare e praticare :

  • il diritto a garantirsi la sussistenza ed una occupazione che non sia sfruttamento
  • il diritto all'abitare dignitoso
  • il diritto ad un cibo sano nel rispetto dell'ambiente e delle persone
  • il diritto a decidere della gestione del proprio territorio (istruzione-cultura-salute ecc)
  • l'autodeterminazione alimentare
  • la libera costruzione di identità senza discriminazioni di alcun tipo.


Siamo partite/i da esperienze come RiMaflow, Mondeggi, SoS Rosarno, SfruttaZero tante altre e ci siamo subito rese/i conto che dovevamo spezzare l'isolamento delle singole vertenze ed insieme progettare il nostro futuro, immaginare un impianto sociale ed economico radicalmente diverso, che trasformi la nostra vita, le nostre relazioni, i nostri territori in laboratori dell'alternativa, attraverso il conflitto e la partecipazione.

Terre occupate, fabbriche recuperate, mutuo appoggio e scambi fuori mercato - sono i luoghi, le pratiche da dove partire per immaginare e costruire un futuro possibile dove lo sviluppo viene progettato dal basso in base ai bisogni reali di comunità coese e solidali nel rispetto della terra, degli esseri umani e dei viventi, all'insegna della giustizia sociale.

 

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