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Report 22 Gennaio 2021

Nel mese di dicembre la Casa del Mutuo Soccorso – Fuorimercato, con i propri legali, ha incontrato, se pur virtualmente, il Sindaco e il Responsabile dell’ufficio anagrafe di Castelvetrano nonché i Consiglieri Comunali e rappresentanti dell’amministrazione di Campobello di Mazara con lo scopo di mettere in condivisione le competenze legali sulla necessaria e non prorogabile istituzione del registro anagrafico per i senza fissa dimora.
È stato sottolineato che l’iscrizione all’anagrafe è un diritto soggettivo non subordinato ad alcuna condizione e che è onere delle amministrazioni locali provvedervi.

Chi non è iscritto all’anagrafe rischia dal punto di vista giuridico, di non esistere, di essere un “fantasma”.

Entrambe le Amministrazioni si sono assunte l’impegno di avviare un tavolo tecnico per procedere alla istituzione del registro anagrafico e della via fittizia.
Noi non ci fermiamo! Continuiamo a raccogliere le adesioni dei lavoratori per la presentazione delle domande e stiamo lavorando ad un modello di istanza di iscrizione che preveda l’ipotesi dei senza dimora da proporre ai Comuni di Castelvetrano e Campobello di Mazara.

 

Report 6 Dicembre 2020

Importanti risultati della campagna “Portiamo l’acqua al ghetto” e della Casa del Mutuo Soccorso - Fuorimercato dei lavoratori!!
Ieri dopo mesi di sollecitazioni l’amministrazione di Castelvetrano ha concesso una fornitura d’acqua ai lavoratori!
Quest’azione è per noi molto importante, è il segno del riconoscimento della tutela dei lavoratori in quanto persone e del senso del mutualismo conflittuale della Campagna.
Per mesi abbiamo portato l’acqua continuando a chiedere che fossero le istituzioni a portarla!
Oggi ci siamo riusciti! Grazie a tutti i lavoratori, grazie a tutti i solidali che hanno dato vita ed energia, grazie all’amministrazione che seppur con lentezza risponde alle sollecitazioni!

Abbiamo in questi giorni raggiunto altri importanti risultati dopo mesi e incontri con le due amministrazioni limitrofe:

  • Mercoledì 2 Dicembre un incontro tecnico con i legali della Casa del Mutuo Soccorso Fuorimercato e il responsabile dell’ufficio anagrafe di Castelvetrano;
  • lo stesso Mercoledì 2 Dicembre un incontro rappresentativo dei soggetti coinvolti in questo percorso, suggerito dalla consigliera Liliana Catanzaro, durante il quale abbiamo ottenuto lo stesso impegno da parte dell’amministrazione di Campobello di Mazara di attivare l’iter per l’istituzione del registro anagrafico per i senza fissa dimora e l’impegno alla predisposizione di un altro rubinetto nei pressi di un secondo insediamento informale, esigenza posta dai lavoratori.

Chiediamo ancora il vostro sostegno per rispondere ai bisogni materiali e per sostenere il percorso della Casa del Mutuo Soccorso-Fuori Mercato affinché la continuità della presenza solidale continui a dare i suoi frutti.

 

Report 3 Dicembre 2020

Aggiornamenti da Campobello di Mazara e dei risultati della campagna "Portiamo l’acqua al ghetto" che tutte e tutti rendiamo ancora viva.

La raccolta delle olive volge al termine, quest’anno è stata abbondante ma questo è stato un vantaggio di cui hanno giovato principalmente i grandi produttori.
La sovrapproduzione, infatti, ha causato un crollo importante del prezzo al Kg che ha danneggiato i piccoli olivicoltori. Per loro si è aggiunta la difficoltà della perdita di parte della produzione a causa delle alte temperature che hanno determinato una velocizzazione della maturazione del frutto, che infine ha impedito o reso difficile il conferimento delle olive nei magazzini.

Perché parliamo di questo?
Perché crediamo sia necessario contestualizzare per comprendere il ruolo dei lavoratori e mantenere lo sguardo vigile sulle relazioni economiche e di potere che determinano i profitti per pochi e condizioni di difficoltà per tanti.
I lavoratori dal lato loro hanno retto la stagione, sono stati la base vitale di questa.
La campagna "Portiamo l'acqua al ghetto" è stata uno strumento attivo di solidarietà importantissimo, ad oggi sono 34 le forniture d’acqua garantite, ancora questa settimana e finché sarà necessario continueremo a portare l’acqua come gesto di vicinanza e legame con i lavoratori.
Come abbiamo sempre detto la campagna è uno strumento di mutualismo conflittuale che risponde ad un bisogno immediato ma che rivendica una responsabilizzazione delle istituzioni e un protagonismo dei lavoratori stessi.
Ad oggi anche su questo fronte abbiamo ottenuto dei risultati la cui importanza abbiamo raccontato nei post precedenti:

  • Un rubinetto d’acqua pubblica predisposto dall’amministrazione di Campobello di Mazara;
  • La raccolta ordinaria de rifiuti da parte dell’amministrazione di Castelvetrano;
  • Un tavolo aperto sulla residenza virtuale con la stessa amministrazione che in collaborazione con la Casa del Mutuo Soccorso-Fuori Mercato ha deciso di rispondere a questo obbligo necessità nei confronti di tutte le persone presenti sul proprio territorio.

Il percorso è lungo e le conquiste che arrivano centimetro per centimetro ci danno energia per continuare mantenendo il nostro monitoraggio sugli interventi futuri, sulla spesa pubblica programmata e portando ai tavoli il punto di vista dei lavoratori.

  

Report 4 Novembre 2020

A Campobello di Mazara una vittoria dei lavoratori, Fuori Mercato, Fuori Emergenza!

Un rubinetto per l’acqua pubblica nei pressi dell’insediamento informale e una raccolta dei rifiuti “straordinaria”, a inizi Novembre, possono considerarsi dei risultati?
Intanto siamo contenti di avere visto concretizzati queste azioni negli ultimissimi giorni! Siamo contenti che la Campagna "Portiamo l'acqua al ghetto” simbolicamente e concretamente abbia raggiunto questo obiettivo.
Per mesi abbiamo portato avanti un processo assembleare, che per noi ha un valore di per sé, e seguendo questo dal 29 Agosto abbiamo acquistato, grazie alla solidarietà di tanti/e, 23 forniture d’acqua, che continueranno ad esserci fin quando sarà necessario.
Portando l’acqua abbiamo continuato a chiedere che l’accesso a questa dovesse essere pubblica!
Oggi questo risultato è stato raggiunto dai lavoratori!

Questo e l’intervento di rimozione dei rifiuti, di certo arrivano a raccolta inoltrata, di certo non si spiega perché dei gesti così semplici quasi ovvi che abbiamo richiesto da mesi, abbiano tardato così tanto ad arrivare.…
Ed effettivamente la ritrosia si spiega con il significato politico che questi gesti hanno…
Sicuramente nei tavoli istituzionali è preferibile progettare una tendopoli nuova da centinaia di migliaia di euro che riconoscere la vita e le esigenze delle persone qui ed ora e a prescindere dalla loro funzionalità!

A mettere in atto queste due semplici azioni sono state le due amministrazioni contigue di Campobello di Mazara e Castelvetrano, forse non è un caso che i primi gesti di senso per i lavoratori durante una crisi sanitaria, arrivino da due piccoli comuni che sembrano con le armi spuntate di fronte all’ipertrofia della questione su cui si arrovellano dal livello nazionale a livello regionale attori e soggetti di tutto rispetto.
Le armi che consigliamo di affilare a queste amministrazioni, con cui vorremmo continuare ad interloquire, sono quelle dell’ascolto e della programmazione che tenga conto delle voci dei lavoratori e dei piccoli produttori.
Sappiamo tutti che già in situazione pre-pandemica il Governo avesse un piano, un piano addirittura triennale (2020 2022) in cui si svilupperebbe una strategia nazionale di contrasto al caporalato ed allo sfruttamento lavorativo in agricoltura. Questa strategia è frutto, leggiamo dal sito del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, “della concertazione tra diversi attori istituzionali coinvolti a livello centrale e decentrato e del confronto con i rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro del settore agricolo e le associazioni del Terzo settore presenti al Tavolo”.

Alla pagina web del Ministero del lavoro, alla voce Pon Inclusione, nella sezione troviamo altre informazioni su un progetto che dovrebbe mettere “in atto delle misure indirizzate all'integrazione socio-lavorativa dei migranti attraverso il contrasto allo sfruttamento del lavoro in agricoltura. Per la sua realizzazione sono stati stanziati 12.799.680 euro”.
“Il progetto, attuato dalle 5 Regioni meno sviluppate verrà realizzato in stretta sinergia con un intervento complementare (SUPREME) a valere sulle misure emergenziali del Fondo Asilo Migrazione e Integrazione, per un importo pari a 30 milioni di euro”.
Durante gli anniversari dei morti ammazzati, dei morti di sfruttamento o delle ricorrenze delle rivolte, quest’anno dieci anni da quella di Rosarno, a qualcuno piace dire “non è cambiato nulla per i lavoratori migranti”, a noi piace aggiungere che sì è vero per i lavoratori è cambiato poco o nulla, ma tanto è stato fatto a nome loro e sulla loro pelle.

Ahinoi le responsabilità sono ancora più gravose, se un Ministro come Teresa Bellanova, tra le priorità della fase “rilancio” in piena crisi sanitaria menzioni la necessità di intervenire per i lavoratori migranti in agricoltura. La responsabilità delle valutazioni di decenni di politiche è d’obbligo, non in ultimo il fallimento della sanatoria chiusa lo scorso 15 Agosto.
Per questo a costo di sembrare retorici, torniamo alla semplicità del rubinetto d’acqua predisposto da un’amministrazione locale al costo di poche decine di euro, perché per noi segna una direzione differente, segna il riconoscimento di un luogo e delle persone a prescindere dal loro status giuridico e posizione legittima o illegittima della baracca o tenda.
Non vogliamo fare l’epopea di un gesto che ci sembra al contempo piccolo e scontato, ma non vogliamo minimizzarlo perché avviene in un momento in cui progetti, pianificazioni, denaro pubblico non hanno ancora prodotto nulla se non un servizio navetta che ha la necessità di ribadire il proprio punto di concentramento lontano dallo stesso insediamento proprio per la volontà politica di non riconoscere le persone, i lavoratori, le loro voci e loro condizioni materiali.

La predisposizione del rubinetto, è un gesto che ci ricorda la prima rivendicazione nel 2013 a Erbe Bianche a Campobello dei lavoratori e del collettivo Libertarea di cui siamo una delle tante gemme, allora ancora tanti milioni dovevano essere pesi, tanti tavoli tecnici dovevano ancora svolgersi, allora era stata una vittoria bella e per certi versi più semplice.
Convinti che questo piccolissimo segnale, sia da valutare come tale, lo prendiamo come un segno di apertura, seppure troppo lenta, verso l’ascolto delle esigenze espresse dai lavoratori che faticano a bucare lo schermo e ad arrivare sui tavoli decisionali.
I lavoratori rappresentati da Fuori Mercato continueranno a rivendicare quest’altra via e a chiedere l’immediata implementazione delle altre misure diversificate e di senso per le differenti condizioni e livelli di esigenze presenti tra i lavoratori e i piccoli contadini della zona.
Chiediamo un tavolo permanente che discuta di progettazione e fuoriuscita dall’emergenza che sia guidato dai lavoratori e dai contadini della zona, che lavori e rispetti le persone al di là della loro funzionalità e dei tempi di una raccolta.
Ci aspettiamo e pretendiamo a fine raccolta inizi realmente l’implementazione di piccole soluzioni e di non doverci ritrovare a difendere le nostre vite dalla cecità ciclica e annuale che le derubrica ad un problema di ordine pubblico.

Continuiamo a chiedere pertanto:

  • La questione abitativa: gli immobili da mettere a disposizione per la quarantena e l’isolamento per chi non possiede una casa dovranno necessariamente rimanere a disposizione oltre l’emergenza della campagna olivicola e sanitaria.
    Proponiamo un censimento di tutti gli immobili in disuso sia di proprietà pubblica che privata, l’assunzione da parte delle pubbliche amministrazioni del ruolo di mediazione, per esempio, quali garanti, tra la domanda e l’offerta di alloggi e/o l’istituzione di un fondo di garanzia per la concessione in locazione di adeguati alloggi.
  • Istituzione del registro anagrafico per le persone senza fissa dimora, così come previsto all’art. 1 della Legge 24 dicembre 1954 n. 1228, e dal regolamento contenuto nel D.P.R. 30 maggio 1989n. 223. L’iscrizione anagrafica è un diritto e il presupposto all’esercizio di diritti costituzionalmente garantiti quali il diritto alla salute, il diritto al lavoro, il diritto ad ottenere o rinnovare i permessi di soggiorno e i documenti di riconoscimento. Si tenga a mente che la mancanza dell’iscrizione anagrafica impedisce la scelta del medico di base e l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale. E’ di tutta evidenza che il particolare momento di emergenza sanitaria impone una maggiore attenzione alla questione dell’accesso alle cure mediche, diritto costituzionalmente garantito e mai derogabile e/o comprimibile.
  • Installazione e manutenzione di presidi igienico sanitari quali i bagni chimici per il corretto smaltimento di rifiuti organici al fine di evitare sversamenti di reflui e possibili conseguenze per la salute pubblica
  • Intensificazione del servizio di raccolta rifiuti in quanto la mancanza di un servizio adeguato espone i lavoratori e la comunità a rischi igienico sanitari.

Si può sostenere il Crowdfunding per portare l’acqua al ghetto e sostenere l'autorganizzazione dei lavoratori della Casa del Mutuo Soccorso-Fuori Mercato

 

Report 22 Ottobre 2020

SEI MIGRANTI POSITIVI nell’ex cementificio tra Castelvetrano e Campobello di Mazara. La profezia che si auto-avvera!

Da qualche giorno circola tramite giornali locali la notizia di 6 casi di positività al covid-19 riscontrati tra i lavoratori migranti presenti a Campobello di Mazara. 
Da mesi denunciamo e rivendichiamo le necessità, i bisogni espressi dai lavoratori che con tanta impazienza gli olivicoltori attendevano, qualcuno a inizio Settembre ci ha detto “i produttori sono preoccupati”, abbiamo d'istinto pensato la preoccupazione fosse rivolta alla salute della comunità intera, con nostra sorpresa ci viene risposto “No, sono preoccupati che non arrivi la manodopera”.

Bene! La raccolta è iniziata, i tavoli tecnici sono in corso da mesi, la situazione si ripropone tale e quale ormai da quasi un decennio: ci si scopre sorpresi e allarmati intorno al 20 Ottobre.
Crediamo questo sia l'ultima possibilità per esprimere il segno e la direzione delle volontà politiche in campo che per onestà non dovrebbero far alcun uso strumentale di una notizia annunciata e prevedibile.
La notizia, che non è una notizia, dei 6 casi di contagio rende evidente, come sosteniamo da mesi, che la relazione con i lavoratori migranti non può in alcun modo instaurarsi su una strumentalità che dura il tempo di campagna olivicola.
É il momento di agire subito con soluzioni concrete e diversificate che diano risposte alle istanze emerse tra i lavoratori stagionali per manifestare la fuoriuscita dalle logiche emergenziali che da sempre hanno caratterizzato l'approccio alla gestione dei ghetti.
Qualsiasi rischio sanitario ed economico che la comunità teme è da attribuire a scelte e volontà politiche che chiediamo vadano assunte fino in fondo.

 In seguito a numerose assemblee con e tra i lavoratori, riteniamo il processo di presa in carico di queste istanze debba essere immediato:

  • La questione abitativa: s'impone con forza nella situazione attuale ma non può essere questa a definirla, infatti gli immobili da mettere a disposizione per la quarantena e l'isolamento per chi non possiede una casa, dovranno necessariamente rimanere a diposizione oltre l'emergenza della campagna olivicola e sanitaria.
  • A tal fine, proponiamo un censimento di tutti gli immobili in disuso, sia di proprietà pubblica che privata, l'assunzione da parte delle pubbliche amministrazioni del ruolo di mediazione, per esempio, quali garanti tra la domanda e l'offerta di alloggi e/o l'istituzione di un fondo di garanzia per la concessione in locazione di adeguati alloggi.
    Istituzione del registro anagrafico per le persone senza fissa dimora, così come previsto all'art. 1 della Legge 24 dicembre 1954 n. 1228, e dal regolamento contenuto nel D.P.R. 30 maggio 1989 n. 223.
  • L'iscrizione anagrafica è un diritto e il presupposto all'esercizio di diritti costituzionalmente garantiti quali il diritto alla salute, il diritto al lavoro, il diritto ad ottenere o rinnovare i permessi di soggiorno o i documenti di riconoscimento. Si tenga a mente che la mancanza dell'iscrizione anagrafica impedisce la scelta del medico di base e l'iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale. E di tutta evidenza che il particolare momento di emergenza sanitaria impone una maggiore attenzione alla questione dell'accesso alle cure mediche, diritto costituzionalmente garantito e mai derogabile e/o comprimibile.
    La Fornitura pubblica di acqua ed elettricità per tutto il periodo necessario alla transizione verso una sistemazione abitativa consona e diffusa presso regolari abitazioni.
  • La nostra proposta e l'installazione di rubinetti da posizionare nei pressi degli insediamenti dei lavoratori. L'acqua e un diritto di tutte e tutti a prescindere dallo status giuridico o luogo di abitazione. Come noto l'attività di solidarietà dell'associazione Fuori Mercato permette una fornitura che e diventata quasi giornaliera a causa del totale isolamento nel quale si sviluppa ormai la nostra azione di solidarietà. Un immediato intervento su questo fronte da parte delle Amministrazioni e un segnale doveroso.
    Per le stesse ragioni chiediamo l’istallazione e manutenzione di presidi igienico sanitari quali i bagni chimici per il corretto smaltimento di rifiuti organici al fine di evitare sversamenti di reflui e possibili conseguenze per la salute pubblica.
  • Un'intensificazione del servizio di raccolta rifiuti in quanto la mancanza di un servizio adeguato espone i lavoratori e la comunità a rischi igienico sanitari.
  • Chiediamo risposte immediate e che la costruzione di questo percorso sia guidato da un confronto con i lavoratori stessi che sono rappresentati dall'associazione Fuori Mercato al fine di scongiurare interventi che prevedano un dispendio di energie non riconosciuto dai “beneficiari” stessi.

A tutti/e i/le solidali, nell' attesa di riscontri sensati continuiamo ad autorganizzarci a tutelare la nostra salute e la comunità in cui ci inseriamo e chiediamo un contributo solidale.

 

Report 6 Ottobre 2020

Questa mattina siamo di nuovo in viaggio verso #Campobello, come ogni anno dal 2014 Contadinazioni celebra Bamba e il Magal con i lavoratori di Campobello.
Da tre anni abbiamo l'onore e il piacere di contribuire all'organizzazione stessa della festa in cui ci siamo riconosciuti sin da subito perché basata sulla #condivisione e sulla #solidarietà in un luogo di lavoro e vita quotidiana in cui non è semplice innescarla e mantenerla.
Da ieri lavoriamo alla riuscita di questo momento molto importante da far decidere ai più di astenersi dalla raccolta delle olive, ma la festa e la convivialità non ci fanno dimenticare la necessità di sostenere le #rivendicazioni dei lavoratori.
Da oggi intensificheremo, grazie alla solidarietà di decine di persone e associazioni, le forniture d'acqua come pattuito durante le assemblee dei lavoratori e della Casa del Muto Soccorso-Fuori Mercato.

Questo e il momento di massima necessita per gli insediamenti informali che nonostante l'indifferenza mostrano una capacita organizzativa e di auto-tutela che andrebbe rispettata e ascoltata oltre la stagione olivicola.
Oggi celebriamo MAGAL e il DIRITTO di autodeterminazione di tutte e tutti.

BUON MAGAL A TUTTI!

Tey gnoun nio gui fi ci bisou magal gui
ci bisou serigne bamba bi mbolo nek benn nit kou
gnoull ak nit kou wekh diereudieuf ahmadu bamba

 

Report 1 Ottobre 2020

La stagione olivicola sta per iniziare, le difficoltà degli olivicoltori rimangono le stesse con maggiori incertezze e minori tutele per la valorizzazione del proprio prodotto.
L'unica certezza sono i lavoratori migranti, disponibili con i loro corpi e la loro forza.
La casa del Mutuo Soccorso-Fuori Mercato, formata dai lavoratori del ghetto di Campobello e dagli attivisti della Campagna “Portiamo l' acqua al ghetto”, si è riunita nelle ultime settimane per affrontare collettivamente le istanze e le possibili soluzioni per sostenersi reciprocamente.
In assenza di percorsi e segnali chiari che lascino intravedere la possibilità di fuoriuscire dalla logica emergenziale chiediamo ancora solidarietà, vitale per i lavoratori migranti impegnati nella raccolta delle olive a Campobello di Mazara.
Chiediamo di essere ascoltati sulla questione abitativa, sulla fornitura di acqua e luce, sulla gestione dei rifiuti, sulla questione sanitaria, sull' Istituzione del registro anagrafico per le persone senza fissa dimora.
Nella attesa di riscontri sensati continuiamo ad autorganizzarci a tutelare la nostra salute e la comunità in cui ci inseriamo e chiediamo un contributo solidale:

  • Mascherine
  • Kit Medici
  • Gel Igienizzante
  • Contributo economico per le forniture d'acqua e il sostegno alla Casa del Mutuo Soccorso- Fuori Mercato

 

Report 30 Agosto 2020

La prima acqua! Un'assemblea dei lavoratori festosa! Con Carovana2020

Sappiamo di averlo scritto più volte nelle ultime settimane ma anche ieri è stata una giornata incredibile per il crescere di emozioni e fratellanza. Dopo mesi di raccolta fondi e solidarietà ci siamo trovati per la quarta giornata di lavoro collettivo. Quando circa un mese fa ci è stato chiesto dai lavoratori di anticipare, dalla fine di Settembre agli inizi, la prima fornitura d'acqua, abbiamo intensificato il lavoro ad Agosto per arrivare in tempo a soddisfare questa richiesta. Abbiamo scelto di provare a concludere i lavori il 29 Agosto giorno in cui avremmo accolto la Carovana2020. Così ieri con i compagni e le compagne della Rete Antirazzista Catanese, che hanno rappresentato la carovana in giro per le iniziative siciliane, abbiamo condiviso una giornata di solidarietà attiva e tanto sudore.

Quando dopo ore di lavoro è arrivato il primo camion, per riempire le nuove cisterne, è stata una gran festa perché tanta gente accedeva all'acqua per la prima volta.

Oggi ricordiamo che dopo una settimana dall'avvio della campagna “Portiamo l'acqua al ghetto” ad aprile scorso abbiamo appreso, con piacere, che l'amministrazione comunale, sospendeva l'ordinanza di sgombero emanata all'inizio dell'emergenza e provvedeva alla fornitura d'acqua per i circa 60 lavoratori rimasti al ghetto oltre la stagione olivicola 2019. Rinnovando l'apprezzamento per il gesto di buon senso e certi che questo spirito sarà mantenuto all'aumentare delle esigenze e difficoltà che i lavoratori esprimeranno, all'aumentare delle presenze per soddisfare le richieste di manodopera del territorio, rispondiamo oggi colmando con la solidarietà una necessità vitale e chiediamo che i lavoratori siano ascoltati e sostenuti dalle istituzioni nelle prossime settimane non in quanto braccia usa e getta ma in quanto persone presenti nel nostro territorio.

Nel frattempo dal canto nostro abbiamo nei giorni precedenti scelto insieme i luoghi in cui installare le cisterne con l'obiettivo di agevolare i più vulnerabili (tali per svariate ragioni) o quelli a cui già da qualche giorno la fornitura d'acqua del comune non arrivava perchè insufficiente. I sorrisi e le persone coinvolte sono aumentate nelle ore e quando ci siamo potuti bagnare della prima acqua, frutto di un lavoro condiviso, l'emozione è stata indescrivibile.  Abbiamo festeggiato e subito dopo svolto un'assemblea in cui i compagni di Catania si sono presentati e hanno parlato delle iniziative della Carovana2020 in contemporanea in Italia e in Europa. Lo scambio è avvenuto su una base chiara “l'acqua è la base, adesso possiamo parlare di cosa fare insieme per migliorare le condizioni di tutti”.

Issam dice: “Grazie di cuore, in Africa mancano tante cose ma l'accesso all'acqua è facile per tutti, qui ogni anno per un bidone dovevo fare a piedi i km e avevo male al cuore, adesso che abbiamo la base vitale perché non parliamo di come rivendicare i documenti per poter migliorare il lavoro?”

La casa del muto-soccorso fuori mercato, che ha sede nell'insediamento, diventa una casa sempre più grande il cui cammino sarà costruito collettivamente con un occhio all'immediato e uno all'infinito.

 

Report 25 Agosto 2020

PORTIAMO L'ACQUA AL GHETTO FASE 2

Sostieni i lavoratori di Campobello di Mazara!

Sostieni l'autorganizzazione!

Sostieni la Casa Del Mutuo Soccorso - Fuori Mercato!

Il 23 Agosto è stato un importante primo momento di lavoro pratico condiviso volto all'installazione delle prime cisterne.
Lavorare insieme ci ha restituito felicità e ha messo in luce ancora una volta il senso profondo della necessità di un'azione concreta da parte di attivisti e migranti che punti al sostegno di tutte le lavoratrici e i lavoratori migranti del settore agroalimentare.
Sin dall'inizio abbiamo pensato la campagna portiamo l’acqua al ghetto come uno strumento di rivendicazione e di trasformazione del qui ed ora e di quel sistema che produce sfruttamento per contadini e lavoratori.
In questi mesi ci siamo confrontati costantemente con i lavoratori del ghetto di Campobello di Mazara sull'andamento della Campagna e le numerose assemblee di questi mesi tra lavoratori e attivisti ci hanno permesso di definire la nostra volontà di sostenere l'auto-rganizzazione dei lavoratori in un percorso di presa di parola.
All'indomani del fallimento della sanatoria, che peraltro non ha minimamente riguardato i lavoratori degli insediamenti informali, è ancora più importante ribadire la necessità di ascoltare la voce dei lavoratori, riconoscerli come tali e non come braccia afone da spremere e sostenerli nel percorso di autodeterminazione.
Solo attraverso questo mutuo riconoscimento saranno possibili interventi che possono avere una minima efficacia e consentire un reale miglioramento delle condizioni di vita di tutte e tutti i lavoratori stranieri, agricoltori e cittadini campobellesi.
Per questo motivo abbiamo costruito insieme la "Casa del Mutuo Soccorso- Fuori Mercato” per sancire simbolicamente il bisogno di un'alleanza che ci ricordi il significato della parola #sindacato dal greco "sin" insieme e "dike" giustizia.

Chiediamo a tutte/i le/i solidali di continuare a sostenere la Campagna "Portiamo l'acqua al ghetto" che avrà in questa seconda fase l'obiettivo di sostenere la Casa del Mutuo Soccorso-Fuori Mercato come strumento a disposizione dei lavoratori per promuovere condivisione e autonomia nella rivendicazione dei propri diritti verso l'emancipazione.

 

Report 25 Luglio 2020

La campagna "Portiamo l'acqua al ghetto” si confronta e impara con i lavoratori e le associazioni di Cassibile e negli insediamenti di Foggia.

Questo mese Campobello di Mazara sembra silenzioso, ma facendo un po’ di attenzione si sente un ronzio, inizia la preparazione alla stagione: gli olivicoltori iniziano lo stato d’allerta per la mosca, ci si accerta che ci sia la manodopera, il paese si svuota e ci si riversa a Tre Fontane, i lavoratori, che anche a causa dell’emergenza sanitaria non hanno potuto o voluto spostarsi in cerca di situazioni migliori, rimangono sotto il caldo ad organizzarsi in vista della raccolta.

Durante il percorso di sostegno socio-legale, che forniamo in queste settimane, con la Casa del Mutuo Soccorso Fifiddu Robino di Partinico Solidale e Fuorimercato rete nazionale, abbiamo incontrato le persone più fragili.
Sono loro che ci offrono la possibilità di vedere “la faccenda“ molto al di là dell’utilitarismo con cui, nella migliore delle ipotesi, vengono guardati i braccianti.

Questo è il momento in cui, sono presenti negli insediamenti quelli che hanno maggiori difficoltà dal punto di vista legale, sanitario ed economico ma anche il momento in cui è evidente, quanto siano necessari interventi di base minimi: garantire l’acqua a tutte e tutti con un accesso libero e gratuito all’acqua pubblica, un sostegno per lo smaltimento dei rifiuti e per il mantenimento di condizioni igienico sanitarie minime, aprire i registri per la residenza che facilitino in loco il rinnovo dei permessi di soggiorno che faciliterebbero il rapporto con il sistema sanitario e non in ultimo la gestione dei rapporti di lavoro in modo regolare.

Ascoltare la voce dei lavoratori e riconoscerli come tali e non come braccia afone da spremere è l’unica via percorribile, solo attraverso questo mutuo riconoscimento saranno possibili interventi che possono avere una minima efficacia e consentire un reale miglioramento delle condizioni di vita di tutte e tutti lavoratori stranieri, agricoltori e cittadini campobellesi.

La campagna "Portiamo l'acqua al ghetto”, che abbiamo promosso insieme a tante altre realtà, si è posta sin da subito, in continuità con i percorsi degli anni precedenti, come un processo rivendicativo e di sostegno ai percorsi di autodeterminazione.

Le assemblee sulla gestione dell’acqua e gli incontri con la Casa del Mutuo Soccorso, delle ultime settimane, ci hanno ancora di più convinto della necessità dell’ascolto dei bisogni di chi vive le condizioni degli insediamenti il cui diritto a decidere per se come vivere e come organizzarsi per poterlo fare, va sostenuto e garantito.

La necessità di un ascolto e un sostegno alle rivendicazioni si rafforza in queste settimane grazie al confronto che abbiamo avuto con lavoratori e associazioni che operano in altri contesti caratterizzati dalla centralità del lavoro migrante salariato e in particolare in Sicilia tra Cassibile e Ragusa e in Puglia a Foggia al Gran Ghetto di Rignano e a Borgo Mezzanotte.

In questi luoghi rispettivamente a fine e inizio stagione, emerge sempre con forza l’importanza e dell’autorganizzazione dei lavoratori stessi, sia per la vita quotidiana nella gestione degli spazi che nello stabilire le priorità tra i propri bisogni.

In un momento in cui a Campobello si scaldano i motori per l’intervento stagionale ci sembra utile fermarci a riflettere sull’esperienza cumulata sia qui da noi che soprattutto in altri posti in cui numerose sono le misure, già sperimentate e talvolta anche fallite.

Al Gran ghetto di Rignano ieri un lavoratore, che è anche punto di riferimento per il percorso di sindacalizzazione, così sintetizza in poche battute ciò crediamo debba essere la nostra bussola:

“Non mi portare il pesce, insegnami a pescarlo o permettimi di farlo, o meglio non mi portare la pasta se non mi hai sostenuto nella lotta per ottenere il registro per la residenza, perché con la residenza e la conseguente possibilità di rinnovo del permesso, avrei potuto guadagnare tre volte di più per potermi autonomamente comprare ciò di cui ho bisogno”

 

Report 18 Maggio 2020

Dal 18 Maggio da quando siamo liberi di muoverci, abbiamo finalmente potuto ri-incontrarci con i lavoratori del ghetto di Campobello di Mazara e potuto nuovamente dedicare il tempo necessario per l'ascolto, il sostegno e la condivisione del percorso della campagna “Portiamo l'acqua al ghetto” ormai lanciata da circa due mesi.
L'obiettivo della campagna era stato discusso nei mesi precedenti al lockdown con gli stessi lavoratori, con i pochi rimasti oltre la stagione di raccolta 2019, sebbene sia un bisogno collettivo emerso da due anni alla Calcestruzzi.
É importante ricordare come un'azione di solidarietà basata sull'acqua sia ambivalente perché da un lato mette al centro come un diritto fondamentale sia precluso a centinaia di persone che in questi mesi sono stati definiti, strumentalmente, essenziali per il funzionamento del paese; dall'altro è una battaglia necessaria che ci ritroviamo a dover sostenere con i lavoratori che nel trasferimento obbligato in questo luogo hanno visto peggiorate le loro condizioni di vita quotidiana.
Infatti qui, all'ex Calcestruzzi, sono stati costretti a riorganizzarsi per vivere in seguito allo sgombero esemplare dello storico insediamento ad Erbe Bianche, dove le fonti d'acqua erano state ottenute grazie alla pressione dei lavoratori stessi all'amministrazione locale di Campobello.
Questo aspetto che può sembrare ormai storia passata è importante per sottolineare come tali condizioni non siano “naturali” ma frutto di scelte o non scelte istituzionali e proprio per questo sappiamo e vogliamo che cambino nella direzione e nelle modalità in cui i lavoratori stessi decidono.
Per le decine di persone presenti i mesi scorsi sono stati difficili, sia per le preoccupazioni legate alla diffusione dei contagi e all'impossibilità di poter godere di un dovuto distanziamento fisico sia perché sono svanite le poche possibilità lavorative che la zona offre.
Gli unici contatti d'umanità avuti sono stati con volontari di @Libera Castelvetrano e con gli operai di un autobotte d'acqua settimanale che l'amministrazione, grazie all'impegno degli stessi volontari di Castelvetrano, ha deciso di concedere, sospendendo(?) l'ordinanza di sgombero  lanciata a inizio marzo, a pochi giorni dal lancio della campagna “Portiamo l'acqua a ghetto” e dopo un mese dall'inizio ufficiale della pandemia in Italia.

Come ribadito nella lettera inviata all'amministrazione, riconoscendo la sensibilità che ha avuto nell' adempiere ad un gesto necessario, ciò che rimane sulla pelle dei lavoratori è la precarietà e l'incertezza di poter organizzare la propria sopravvivenza e vita sociale nei mesi successivi preparandosi alla stagione.
Sarà garantita la volontà dei lavoratori di rimanere nello stesso luogo? Quanto durerà la fornitura d'acqua? Sarà riconosciuto un accesso pubblico d'acqua per tutti e tutte? Sarà possibile organizzarsi per poter reggere la stagione di lavoro?
Questi i dubbi e le preoccupazioni che condividono con noi.
La campagna portiamo l’acqua al ghetto rimane un punto centrale di resistenza che sottolinea il diritto alla vita dei lavoratori, attraverso l'acqua che è una certezza e sarà garantita dalla solidarietà di decine di persone che hanno sottoscritto la campagna garantendo una fornitura d'acqua per la stagione olivicola 2020.
In queste settimane abbiamo intensificato la nostra attività di assistenza legale grazie alla Casa del Muto Soccorso di Partinico Solidale e della CLEDU di Palermo che ha fornito occasioni di formazioni nello specifico sulla “Sanatoria 2020” istituita con il decreto 110 bis del decreto Rilancio.
Nei momenti di sportello legale purtroppo abbiamo constatato, insieme agli stessi lavoratori interessati, quanti siano gli impedimenti per godere della sanatoria.
Nonostante fosse chiaro  quanto questo sia un intervento legislativo miope e strumentale che gli stessi lavoratori di Campobello hanno definito “per braccia usa e getta”, abbiamo dedicato tempo e dedizione a casi individuali per non lasciare nessuno indietro da nessun punto di vista, per lavorare insieme a partire dalle situazioni individuali per la rivendicazione di diritti e riconoscimento collettivi.

Durante le attività di sportello legale in queste settimane negli insediamenti informali ci siamo convinti ancor di più dell'assoluta urgenza di una sanatoria incondizionata, per cui contribuiamo e sosteniamo la campagna Siamo qui - Sanatoria subito e l'istituzione dei registri anagrafici per senza fissa dimora, nelle due amministrazioni limitrofe, per facilitare l'iscrizione anagrafica e il godimento dei diritti basilari per tutt*
A partire da queste necessità abbiamo iniziato un percorso assembleare della campagna portiamo l’acqua al ghetto che va nella direzione della rivendicazione dell'autogestione della propria vita, negli insediamenti informali che vogliamo siano riconosciuti perché abitati da persone sulle quali spesso si abbattono interventi, in ultimo la sanatoria, che non hanno tenuto conto dei dati di realtà e delle voci dei diretti interessati.
Il diritto alla vita, a prendere parola sugli spazi e il lavoro sono i temi portati nei cerchi di confronto settimanali dove si parte da un punto importante che è quello che l'acqua al ghetto nella stagione olivicola è un risultato ottenuto grazie all'alleanza con decine di solidali che affiancano i lavoratori in questa battaglia.

 

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Relazione di Salvatore Cannavò


A – Tre Premesse:

1. l’esaurimento del ciclo storico del movimento operaio.
Partito e sindacato hanno rappresentato i due corni distinti di una fiamma che ha crepitato per circa un secolo e che, spesso facendosi Stato o comunque dipendendo dallo Stato e integrandosi in esso, ha determinato una specifica fisionomia del movimento operaio.
Quella costruzione non esiste da tempo il che non significa che non esistano sindacati o lotte sindacali, ma che non esiste una costruzione politica, un insieme sinergico e quindi una soggettività della trasformazione che, almeno fino alla fine degli anni 60, era “LA” soggettività.

2. necessità di ragionare in termini di ricostruzione dei due elementi portanti: la solidarietà materiale e un orizzonte ideale. La prima è talmente divelta che un partito “di sinistra” come il Pd italiano e un altro che incarna la sinistra del futuro, cioè Macron, sono arrivati al punto da coniare il reato di solidarietà, colpendo coloro che aiutano i migranti a non morire.

3. recupero di piste di ricerca negli albori movimento operaio, un ritorno alle origini non come mito originario e purificatore, nemmeno come ricorso storico o teoria di una storia a cicli. La storia va avanti e deve conservare la memoria di tutto il passato, compresi gli errori.

L’idea di questa esposizione è che nelle storie dell’origine, nei canoni fondativi ci sia un Codice sorgente di percorsi utili alla teoria e all’azione politica e sociale. Del resto questo codice ha permeato gran parte della storia del movimento operaio del Novecento: case del popolo, solidarietà di classe, il “paese nel paese” di cui parlava Pasolini, la comunità popolare o operaia in certe zone ad alta concentrazione proletaria (si pensi ai libri di Alberto Prunetti che non a caso percorre il filo della narrativa working class).

A un certo punto però quel codice si è perso, è stato trasferito in un'altra dimensione, quella statuale tramite i due strumenti del partito e del sindacato. Non percorriamo ora un’analisi di questo tipo, l’osservazione serve solo a sottolineare che un filo rosso ha percorso gli ultimi 150 anni ma anche che diverse vicende lo hanno strappato.

 

B - Un po’ di storia

Il movimento cooperativo propriamente organizzato, nato dalle intuizioni del socialista utopico Robert Owen, ha cominciato i suoi passi in Inghilterra, a Manchester dove nel 1844 nacque l’esperimento dei “Probi pionieri di Rochdale”. La cooperativa doveva occuparsi del commercio di generi alimentari di prima necessità. Dal rifiuto del modello tradizionale e dall’adozione di nuove regole organizzative nacquero i Rochdale principles basati su valori di mutualismo e aiuto reciproco, democrazia, auto-responsabilità, uguaglianza, equità. L’inizio, dunque, si carica già di una doppia valenza: una necessità di solidarietà concreta e una utopia: Come scrive Karl Marx «nelle utopie di un Fourier o di un Owen si leggono i presentimenti e l’espressione fantastica di un mondo nuovo».

Tra il 1840 e a fine del secolo il mutualismo si sviluppa in Europa, soprattutto in Italia, Francia e Inghilterra. Nel 1869, a Londra si terrà il primo congresso nazionale delle cooperative inglesi cui partecipano però 18 delegati di altri paesi (sui 112 totali) provenienti da Germania, Francia, Italia, Danimarca, Svezia, Svizzera e Grecia.
Questa crescita spingerà così Marx, nell’Indirizzo inaugurale all’Associazione internazionale dei lavoratori, a sostenere che “tra i due fattori positivi successivi alla sconfitta del 1848 ci sono la legge sulla giornata di lavoro a dieci ore e il movimento cooperativo” e “specialmente, le manifatture cooperative erette attraverso gli sforzi spontanei di alcuni uomini audaci”.

Per dare il senso dello sviluppo in Italia:

Sui dati raccolti dalla Statistica del Regno d’Italia, si contano su tutto il territorio
443 società nel 1862
1447 nel 1873,
2091 nel 1878,
4896 nel 1885.

Si trattava di associazioni che organizzavano attorno alla caratteristica della “fraternità” e dell’aiuto solidale fornendo aiuto e sostegno economico al socio in malattia, istruzione ed educazioni ai figli, inserimento nel mondo del lavoro, fino alla creazione di un credito operaio.

Le associazioni erano anche occasioni di vita sociale, luoghi di incontro e di relazioni fuori dalla vita assillante della fabbrica o dei campi. E quindi sedi di discussione o di confronti di problemi comuni, occasioni di legami che venivano cuciti per la prima volta e che, come vedremo, permetteranno un primo passaggio molto importante, quello dalla solidarietà alla “resistenza”.

Come scrive Maria Grazia Meriggi “il mutualismo è stato l’organismo a cavallo tra il movimento operaio e la filantropia” e non è un caso che nell’indirizzo inaugurale Marx si scagli contro quest’ultima. Lo sviluppo industriale di fine secolo, infatti, pone una nuova “questione operaia” a cui le classi dirigenti non sanno come rispondere se non con una repressione durissima ma che alla lunga non è sostenibile. E così si produce un’apertura nei confronti del mutualismo visto come “un lenitivo delle varie sofferenze, dei disagi provocati da salari da fame o da malattie prive di alcun rimedio”.
In questa crescita si determinano gli scontri, fino alla vera frattura del 1885, tra la componente più moderata, mazziniana, operante in termini di assistenza ai bisognosi e una rete di società che guarda in larga parte alla Prima internazionale, incubando la nascita dei partiti operai e socialisti.

Si verifica quindi una polarizzazione tra società di mutuo soccorso, e cooperative, funzionali al mantenimento del capitalismo nascente e società, e cooperative, conflittuali. Questa dicotomia farà esplodere contraddizioni verso la fine del secolo quando la questione operaia sarà ancora più dirompente. E con essa anche la crescita delle stesse società di mutuo soccorso.

Nel saluto di Marx si intravede già la prima polemica tra il mutualismo filantropico e quello che si incamminerà verso il movimento socialista.
La posizione di Marx è chiara:
Per favorire il lavoro cooperativo sono indispensabili “cambiamenti sociali generali, trasformazioni delle condizioni generali della società, realizzabili soltanto con l’impiego delle forze organizzate della società, cioè del potere governativo strappato dalle mani dei capitalisti e dei proprietari fondiari e posto nelle mani dei produttori”.

Lo scontro si tradurrà poi nello scontro più generale interno all’Internazionale, a fratture storiche che si ripercuoteranno nel Novecento e che oggi dovremmo invece considerare azzerate.
(Se c’è un lavoro da fare va fatto verificando tutte le ipotesi e prendendo il meglio da ognuna di essere, mescolando le appartenenze e costruendo insieme nuove identità)

La frattura con i mazziniani, in ogni caso, spinge le società operaie orientate a una solidarietà di classe a formare i primi partiti.

Esperienza di particolare interesse è il Partito operaio, da cui Pino Ferraris, nel suo fondamentale “Ieri e domani”, estrae la categoria di “Partito sociale”:

un progetto di associazionismo operaio che “sviluppava un processo di auto-organizzazione operaia che rompeva con l’interclassismo mazziniano e sottraeva i lavoratori alla strumentalizzazione elettorale dei radicali e democratici ‘borghesi’”.

In particolare quel partito riusciva a superare anzitempo quella che sarà una rigida suddivisione imposta al movimento operaio, tra “politico” e “sociale”: quel partito, sociale, riesce a porsi compiti politici senza nessun problema. La categoria di “partito sociale” credo sia superata oggi, anche perché i partiti sono riusciti a rendersi incompatibili a qualsiasi mutazione del proprio ruolo. Quelle intuizioni però sono utili.

Ancora più interessante, per Ferraris, e anche per me, è il Partito operaio Belga profondamente connesso alle esperienze mutualistiche, in particolare alle cooperative per il pane che svolgono un ruolo importantissimo nel corso dello sciopero dei minatori del Borinage, riforniti di 30 tonnellate di pane negli anni 80 dell’800. E’ in questa multiformità e in questa capacità di coniugare solidarietà positiva e solidarietà negativa, quindi mutualismo e resistenza, costruzione di legami sociali e progettazione del futuro, ma anche lotte contro il capitalismo sfrenato che nasce quel sindacalismo a insediamento multiplo, categoria interessante anche per l’oggi.

Anche perché è l’antesignana del “Mutualismo conflittuale”: non solo lenitivo delle sofferenze provocate dal capitalismo ma anche mutualismo che si batte per allargare diritti, condizioni di vita e di benessere, relazioni umane solidali, rapporti uomo-donna sottratti alla violenza.

Proprio nel momento in cui si sposa alla resistenza il mutualismo abbandona le sue radici “migliorative” di origine borghese e repubblicana, o filantropiche, e si apre alla solidarietà di classe. Lo sciopero dei tessili biellesi del 1878, ricorda Ferraris, si meritò un’inchiesta parlamentare e la responsabile dei “tumulti” fu individuata dal governo di allora nella Società operaia di Mutuo soccorso dei tessitori di Crocemosso che per questo motivo fu sciolta. Nel 1831 a Lione all’origine della sciopero dei tessitori che rivendicano un aumento delle tariffe si trovava la Societé du Devoir mutuel.
Questa politicità dell’associazionismo operaio è dimostrata dal fatto che è stato questo’ultimo a formare i primi partiti, come si evince dal processo di formazione del Partito socialista; sono le società operaie che organizzano i primi scioperi coniugando la solidarietà positiva, fatta di aiuto “fraterno”, e la solidarietà negativa, contro la ferocia del capitalismo sorgente. E quindi le prime lotte, vertenze, i primi disordini.

Sul finire dell’800 nel movimento operaio prevale però quello che è stato definito il modello tedesco: la strada per il socialismo imbocca la rotta elettorale, soprattutto dopo la vittoria del Partito socialdemocratico tedesco nel 1890 e la dimensione “politica-politica” si separa da quella sociale che viene affidata innanzitutto al sindacato e poi, in forma più ancellare, alle cooperative, alle mutue, relegate a un ruolo di secondo piano. La coppia mutualismo/resistenza si trasforma nella coppia partito/sindacato con una rigida compartimentazione dei ruoli e con l’integrazione del partito come si è storicamente affermato nello Stato.

Come detto non è intenzione di questo intervento ripercorrere le vicende del Novecento, dovremmo fare un altro convegno se ci interessa. Quello che vale la pena sottolineare è che non stiamo facendo un esercizio di storia, ma cerchiamo di cogliere indicazioni utilizzabili anche oggi.


Cosa è interessante allora di queste vicende, e qual è il Codice sorgente che ci interessa preservare?
Quel codice credo che sia oggi generatore di quattro programmi che vanno ovviamente sviluppati.

1) Il primo è la funzione della solidarietà. Stefano Rodotà coglie molto bene come dopo il 1848 la terza parola della Rivoluzione francese, Fraternità, si tramuti nella consapevolezza degli operai in Solidarietà, elemento “costitutivo” della Repubblica e della struttura costituzionale più moderna. “La solidarietà – scrive Rodotà nel libro Solidarietà, un’utopia necessaria - nasce come concetto strutturato (discours construit), come ideologia, alla fine del XIX secolo: essa implica allora una nuova rappresentazione del legame tra sociale e politico (corsivo nostro), che porta a una profonda trasformazione dei modi di gestione del sociale e delle forme di intervento pubblico. Il solidarismo è quindi il mezzo per radicare la Repubblica dotandola di una nuova legittimità.

Nel concetto di solidarietà, in quella coppia mutualismo/resistenza, che traduciamo oggi in mutualismo conflittuale, c’è un elemento vitale di un mutuo soccorso come forma alta di solidarietà in grado di lasciare sul terreno piccoli accumuli di coscienza per espandere la solidarietà di classe.
La dialettica tra “solidarietà contro” e “solidarietà per” si carica quindi non solo di una strumentalità relativa all’azione necessaria: esco dalla cooperativa per conquistare un diritto sociale o per solidarizzare con qualcun@ vittima di un sopruso. Costruisce una dimensione multipla e definisce più compiutamente il mutualismo come pratica sociale basata su una identità politica complessiva.

2) Un terreno denso di potenzialità quindi è quello del Sindacalismo a insediamento multiplo. Con questa definizione si intende l’attività che coniuga la mutualità, che risponde a bisogni essenziali della classe operaia dell’epoca, con la resistenza e la lotta per strappare conquiste e diritti. Scrive Ferraris: “Il reciproco aiuto per servizi di tipo mutualistico diventa momento di costruzione della solidarietà e della coesione necessaria a esprimere la forza della rivendicazione sindacale”. Le tonnellate di pane delle Case del popolo ai minatori in sciopero.

Il mutualismo conflittuale è la categoria che può aderire al concetto di sindacalismo a insediamento multiplo. Una cooperativa in grado di recuperare una fabbrica, un terra o semplicemente del lavoro che si lega a una attività associativa di difesa e presidio di diritti; il sindacato come associazione di lavoratori e lavoratrici sul posto di lavoro in grado di tenere il filo della resistenza; l’assistenza legale, mutualistica; l’assistenza sanitaria, anche finanziaria con moderne banche di mutuo soccorso; la banca del tempo per sostenere collettivamente il peso della riproduzione sociale, da mettere in connessione, coordinando il lavoro di molti; la piccola cooperativa sostenibile in grado di creare lavoro e di rilanciare una nuova costituzione economica; moderne camere dei lavori in cui far dialogare tutto questo; il mutualismo femminista.

L’insediamento multiplo, tra l’altro, nella sua intenzione di esplorare forme diverse di intervento permette, nel caso fosse recepito da reti, strutture e movimenti, di adottare forme di coordinamento a rete senza per questo dover essere integrato in una forma organica come erano il partito operaio italiano o belga. Quindi non nella forma, pure indicata a suo tempo, meritoriamente, del “partito sociale” che però non si è sviluppato perché proposto a un partito nettamente istituzionale.

Adotta una lotta
Sull’esempio dei wobblies americani, l’associazione statunitense Jobs with justice ha rilanciato negli anni 90 la parola d’ordine “Adotta una lotta”: convergere in molti e tutti assieme là dove c’era da rimediare a un torto, un diritto spezzato, un licenziamento ingiusto. Costruire esemplarità attorno a una vertenza mettendo in gioco un dispositivo di strumenti plurali, non per forza sovrapposti. L’iniziativa può giovarsi del metodo dell’esperienza esemplare, una singola azione che acquisti una valenza generale, riconoscibile ed, eventualmente, replicabile. Ma può vivere anche nella pratica diffusa dello sciopero, a cominciare da quello, inedito e denso di implicazioni, dello sciopero femminista dell’8 marzo, giornata in cui il mutualismo conflittuale può trovare lo spazio comune che serve.

3) Il fare da sé, l’agire da sé.

Attorno alla solidarietà come “discorso costitutivo” del sentimento repubblicano, si costruisce un processo di soggettivazione, ci si riconosce mutualmente solidali e quindi uniti e unite. E si accumulano percorsi di critica dell’esistente e progetti di trasformazione della realtà.
La coscienza può svilupparsi nelle azioni di resistenza, in quella “solidarietà negativa” che è così consustanziale alla vertenza. Ma si arricchisce di un elemento propositivo e di una dimensione utopica se agisce motivata dalla solidarietà positiva, quella che nella libera associazione trova il suo compimento. In questa dialettica negativo-positivo, resistenza-mutualismo, si disegnano gli spazi per l’inserimento di un elemento nevralgico: il pensiero, l’intendimento della realtà e delle sue contraddizioni, la delineazione di una società migliore. Senza pensiero, cultura, intelligenza politica, il mutualismo e la resistenza ripiegano sull’esistente e si accartocciano. Un pensiero figlio della composizione materiale delle esperienze in divenire, che si forma nello studio e nella condivisione dei saperi, fianco a fianco alle esperienze concrete. Non è prerogativa separata di un partito di illuminati.
Il “farsi società” ha bisogno di condensazioni del pensiero. Le associazioni mutualistiche del XXI secolo hanno bisogno di costruire i propri centri studi, le proprie biblioteche, i propri corsi seminariali, perché solo in questo modo l’esperienza mutualistica e il sindacato a insediamento multiplo possono contribuire alla costruzione di una coscienza collettiva adeguata alle sfide per la trasformazione sociale. La dimensioni sociale e quella politica stanno quindi insieme in strumenti che pensano mentre fanno e fanno ciò che pensano

Ovviamente la solidarietà e il fare da sé, il non agire attraverso lo Stato, portano il rischio di sostituirsi allo Stato, cioè al Welfare, quindi di finire in pasto alla sussidiarietà. E’ questa la concezione che vige in Europa e che il Parlamento ha codificato in una apposita deliberazione. Qui il mutualismo conflittuale deve dare la prova di sé come strumento che allarga e codifica diritti: se c’è un presidio sanitario, questo deve servire a strutturare un intervento gratuito e garantito a tutti e tutte; lo strumento degli usi civici va in questa direzione. Ma per risolvere questo problema occorre codificare una nuova “costituzione sociale”, una nuova gamma di diritti e di garanzie di soddisfazione dei bisogni.

4) Da qui discende la quarta conseguenza, il mutualismo e in particolare la cooperazione, come pratica effettiva di autogestione, partecipazione diretta, rappresentano un viatico formidabile, anche se difficile, a forme di Autogoverno.

Credo che una necessità, cui accenno soltanto perché è molto densa, e ha animato una discussione profonda per oltre un secolo, sia quella di codificare diritti, strappare quello che a fine Ottocento è stato definito un “diritto proletario” e una “costituzione sociale” come viatico per una società alternativa.

Il mutualismo ha anche questa funzione, rivendica già forme più avanzate di democrazia, contro la crisi strisciante della democrazia liberale che è evidente in maniera lampante.

Serve una democrazia fondata sull'autogoverno con tutto quello che comporta: partecipazione democratica effettiva, revocabilità dei delegati, capacità di conciliare democrazia diretta e democrazia delegata, autogestione e forme di pianificazione democratica.
Problemi immensi lasciati irrisolti dal Novecento che pure ha fatto le sue prove generali su ognuno di essi: la Rivoluzione russa, i Consigli operai in Italia, la guerra di Spagna, l’autogestione jugoslava, la rivolta ungherese, Solidarnosc, lo zapatismo, il socialismo del XXI secolo con tutte le sue contraddizioni.

E non a caso, al fondo di ogni esperienza, guardando bene in controluce, si trovano un’intuizione che nasce anch’essa nella seconda metà dell’Ottocento trovando il suo codice sorgente nell’esperienza della Comune e da cui discende una parola d’ordine che non ha smesso di generare forza: “L’emancipazione dei lavoratori è opera dei lavoratori stessi”. Oggi il termine lavoratori deve subire la torsione semantica che la pluralità delle soggettività in cerca di emancipazione chiede, ma il senso resta quello.

Quella esperienza è stata sconfitta e lo sono state tutte quelle che sono venute dopo e che ho sintetizzato poc’anzi.
Ma recuperando tutto intero il pessimismo della ragione di Walter Benjamin, esiste “una solidarietà anche tra le generazioni passate e quelle future”, “i vinti sono stati attesi sulla terra” e quindi attendono un risarcimento.

Il fatto che abbiamo perso non significa che loro non avessero ragione.

Il codice sorgente del mutualismo è lì anche per ricordarci che i passi quotidiani che facciamo si dirigono verso una utopia possibile e che abbiamo materia per creare l’algoritmo che serve a progettare la trasformazione sociale.

 

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La Campagna acqua al ghetto di Campobello di Mazara nasce nell’aprile 2020, in piena pandemia, dai bisogni emersi dai lavoratori migranti che abitano in un importante insediamento informale per la raccolta delle olive o semplicemente per rifugiarsi.

Il primo obiettivo è rispondere ai bisogni immediati dei lavoratori migranti negli insediamenti informali, questo si è tradotto nell’aver garantito l’acqua durante la stagione olivicola 2020, da fine Agosto a fine Dicembre, grazie all’impegno di decine e decine di solidali e si tradurrà nella risposta ad altri bisogni che emergono ancora.

Il secondo obiettivo è sostenere la presa di parola dei lavoratori e il loro processo di autorganizzazione.

Il terzo è la responsabilizzazione delle istituzioni nell’intraprendere misure e interventi a partire dai bisogni espressi dai lavoratori e dai piccoli produttori.

La campagna portiamo l’acqua al ghetto è strumento a servizio dei lavoratori per rivendicare la trasformazione qui ed ora e di questo sistema che produce sfruttamento per contadini e lavoratori.

La campagna nella sua seconda fase punta a rafforzare la casa del Mutuo Soccorso dei lavoratori migranti in quanto strumento per l’autorganizzazione.

Per questo dona a:

Fuorimercato, per la salvaguardia dell'ecosistema e per la sovranità alimentare

Iban IT79D 0838633 910000000470387

Banca credito cooperativo di Binasco, filiale di Trezzano s/N,

Causale: ACQUA CAMPOBELLO

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