Funky Tomato - Non si può restare soli

Un progetto come Funky Tomato – come tutti i progetti di quel mondo chiamato “altra economia” o “economia solidale” – non può restare solo, perché altrimenti viene sommerso da tutto quello che gli sta intorno. Per capire cosa questo voglia dire, vi raccontiamo tre delle nostre difficoltà principali di questi mesi di produzione e lavoro. Questo può servire non solo a mostrare ai co-produttori di FT le questioni con cui  ci  confrontiamo quotidianamente, ma anche a capire perché è necessario fare rete e tenersi collegati con altre realtà.

Primo: i contadini non possono restare soli. Come vi abbiamo raccontato su FT.NEWS qualche settimana fa , le piogge di settembre hanno distrutto due dei tre campi di pomodori che avevamo in Basilicata. Ora, con la maggior parte dei contadini FT ha stipulato un contratto di rete, che prevede che il progetto FT copra progressivamente le spese di lavorazione dei contadini attraverso il denaro raccolto con i preacquisti dai co-produttori. Cosa succede se, a un certo punto, la produzione è in parte persa? Il danno finanziario del contadino è ridotto; ma per il progetto FT si tratta di un aggravio di spesa (ed è necessario poi spendere altro denaro per altri pomodori da trasformare). Questo contratto di rete ha  una  forte natura mutualistica: i contadini si assicurano a vicenda dai normali rischi dell’agricoltura; allo stesso tempo, i braccianti possono accumulare un numero maggiore di giornate di lavoro perché sono impiegati su più campi e in più aziende. Il rischio d’impresa, in questo modo, è ripartito tra i contadini, il progetto FT nel suo insieme e i co-produttori, che accettano di pagare il vasetto di pomodori un po’ di più, in modo che l’agricoltore sia assicurato (più o meno come in una community supported agriculture). Siete disposti a continuare così? Grazie!

Secondo: i braccianti non possono restare soli. Tra gli obiettivi di FT non c’è solo creare lavoro in regola per braccianti migranti, ma anche favorire concretamente l’emancipazione dal sistema del caporalato e dei ghetti. Fare questo è enormemente difficile e non basta un’impresa che voglia fare tutto nella legalità, in un contesto che spinge  tutto e tutti nell’illegalità e nella marginalità. Tra i ragazzi che stanno lavorando a FT, alcuni sono richiedenti asilo o titolari  di  protezione internazionale. Come è noto, molti richiedenti asilo, ricevuto un diniego, finiscono nei ghetti e nelle braccia dei caporali. Per loro va attivato un percorso di assistenza legale che non sempre va a buon fine. Può fare tutto questo un progetto come FT? Per non parlare degli enormi problemi di salute che anni di vita nei ghetti provocano per molti migranti, per i quali vanno quindi attivati percorsi di assistenza sanitaria. Può fare tutto questo  un progetto come FT? Ci proviamo. Ma crediamo che la  risposta  sia  anche  e soprattutto  partecipare a  mobilitazioni vaste che si pongano l’obiettivo di combattere lo sfruttamento e la ghettizzazione e di cambiare le attuali leggi italiane ed europee sull’immigrazione. Per questo, tra l’altro, abbiamo partecipato all’assemblea dei braccianti organizzata dall’USB a Venosa il 25 settembre scorso e partecipiamo ai lavori della rete “ Braccianti  e  agricoltura contadina in Italia” (BRACI).

Terzo: i facchini non possono restare soli. Con FT abbiamo costruito una filiera senza sfruttamento quasi completa. Manca però l’anello del trasporto, per il quale, come sapete, ci serviamo ancora di corrieri privati tradizionali. Non conosciamo le condizioni di lavoro nei magazzini di questi corrieri. Questo è un problema e ci chiediamo costantemente come rendere giusto e senza sfruttamento anche questo pezzo di filiera. Per questo, e altri motivi, FT lavora nella rete Fuori Mercato (che ha fatto la sua terza assemblea nazionale alla fabbrica recuperata Ri-Maflow di Trezzano sul Naviglio, Milano, il 22-23 ottobre), in cui si ragiona anche di come creare una logistica solidale e sostenibile. Non ci interessa, insomma, costruire una piccola nicchia“etica”. Abbiamo tanti problemi e siamo pochi. Solo assieme si può cambiare.

Frenky T.