Report tavolo discussione Caos Climatico incontro nazionale GC di Milano 31ott2015

Introduzione sulla traccia del documento di preparazione al tavolo in cui sono evidenziati:

  • il riconoscimento scientifico del caos climatico come dato di fatto e alcuni esempi delle conseguenze nel settore agricolo;
  • il riconoscimento che il così detto caos climatico altro non è che la normale reazione del pianeta al surriscaldamento globale provocato da un surplus di emissioni di gas serra prodotti da attività umana.
  • La produzione industriale del cibo ha una diretta responsabilità nella produzione di gas serra quindi nel riscaldamento globale e quindi nel caos climatico. (ci sono studi che individuano che la produzione industriale del cibo è responsabile delle emissioni per una percentuale che va dal 47 al 55 % delle emissioni totali dati Via Campesina-Grain)
  •  la posizione strategica del settore agricolo in termini di causa, conseguenza e potenziale soluzione alla crisi del riscaldamento globale: in questo il modello di agro ecologia già utilizzato dai campesinos sud americani costituisce una proposta concreta; citando P. Rosset di EcoSur occorre monitorare la capacità del sistema agricolo dominante in crisi di far proprio questo modello innovativo e sostenibile riorientandolo all'interno delle logiche di profitto e di controllo da parte del potere capitalistico. La crisi e l'emergenza come occasione da parte di chi le determina di riconfigurare la propria azione in risposta alle nuove esigenze-richieste sociali ed ecologiche con strumenti "tecno-sociali" basati su efficacia e sostenibilità che inibiscono le pressioni di dissenso e garantiscono i profitti: è successo con le rivoluzioni verdi (crisi alimentare) ed è è successo con la green economy (crisi ambientale, riscaldamento globale).
  • In pratica determinare un problema , proporsi per la sua soluzione continuando a drenare ricchezza alle popolazioni e con la complicità dei governi dotarsi del così detto "volto umano " in enormi operazioni di marketing.
    L'agricoltura contadina con pratiche agroecologiche oltre a contribuire al raffreddamento del pianeta spezza questa catena di potere che determina la stretta relazione fra crisi ambientale e crisi sociale.

Le principali riflessioni emerse durante la discussione riguardano il fatto che l'agricoltura è nello stesso tempo una delle principali cause di produzione di gas climalteranti (fino al 50% se si considera l'intero ciclo di produzione e consumo del cibo, inclusi quindi il suo trasporto e il conferimento in discarica come rifiuto: la via campesina parla dell'agrobusiness come agricoltura petrolifera senza contadini) e una delle principali soluzioni per il raffreddamento globale del clima.

La crisi ecologica rappresenta una delle forme della crisi del sistema di produzione capitalistico che si trova a fronteggiare la fine della natura a buon mercato (cibo, energia e materie prime); il cambiamento climatico costituisce la fine della discarica globale a basso costo e il deterioramento drammatico delle relazioni tra umanità e natura

Dalla discussione sono emerse una serie di priorità del movimento GC :

  • costruire consapevolezza attraverso l'informazione e l'educazione; a tal proposito è emersa l'importanza di coinvolgere le giovani generazioni, quelle che subiranno gli effetti sempre più pesanti della crisi, cercando di invertire la tendenza di una percezione lontana della crisi stessa; educare a partire dalle esperienze concrete in grado di evidenziare il legame con il caos climatico in particolare in termini di capacità di adattamento agli effetti: occorre orientare il lavoro di conoscenza e analisi per ridurre quanto più possibile l'impatto del riscaldamento globale sulla produzione agricola, ad esempio cercando di capire quali produzioni possono essere più resistenti rispetto ai cambiamenti anche in prospettiva, nel medio-lungo termine.
  • costruire solidarietà e iniziative di mutuo aiuto per compensare gli effetti negativi del riscaldamento globale come le precipitazioni violente , la siccità e altri fenomeni estremi attraverso la rete di GC che sia in grado di portare sostegno a tutti i contadini e le contadine in difficoltà .
  • Rafforzare quanto esiste già nella rete di GC rafforzando strumenti di sostegno materiale diretto e indiretto come i mercati contadini autogestiti e le pratiche di appropriazione, ma anche strumenti di sostegno culturale volti alla ri-costruzione di comunità intorno alla terra e sperimentare pratiche di distribuzione che escono dalla gabbia del sistema dominante della GDO costruendo un sistema alternativo (spazio fuori mercato).
  • costruire e sostenere conflittualità contro le grandi opere (trasporti, energia, infrastrutture, consumo suolo), altro grande "motore" alimentato da combustibili fossili, e rafforzare relazioni con altri movimenti: movimento dell'acqua (la crisi ecologica si manifesta attraverso lo stravolgimento del ciclo idrologico: innalzamento del mare, acidificazione delle acque), movimenti urbani, movimenti per la salute.
  • sostenere , rafforzare e replicare nei territori tutte quelle iniziative esemplari collettive, sociali, democratiche che rappresentano già una risposta concreta alla crisi ecologica e alimentare: esperienze basate sull'agroecologia, sulla riappropriazione di terra, sul valore d'uso e non di scambio, sul costruire comunità tra campagna e città.
  • Creare le condizioni affinchè tali esperienze siano ripetibili è un diritto ma anche un dovere per le generazioni future.

Oltre a valorizzare le esperienze esemplari è necessario, a partire da queste, elaborare una contro-narrazione generale per evitare di cadere nell'ecologismo fine a se stesso, che guarda soltanto alle questioni ambientali senza evidenziare nessi e interrelazioni sociali; una risposta efficace ha bisogno di ridefinire le relazioni eco-sociali in modo orizzontale, realmente democratico, in contrapposizione al modo di produzione dominante basato su potere verticale.

Si è discusso della conferenza sul clima COP21 che si terrà a Parigi in dicembre; a livello internazionale si stanno preparando iniziative prima durante e dopo; in particolare il 29 e 30 novembre sono previste rispettivamente la Climate march (a Roma la data è stata lanciata dalla coalizione clima, una serie infinita di associazioni e organizzazioni che hanno messo il cappello sull'evento calando i propri apparati ed escludendo qualsiasi possibilità di costruzione a partire dalle lotte e dalle esperienze reali che alludono a una alternativa attraverso un percorso conflittuale) e poi azioni dirette (flash mob, inizio dei Climate games); il 13 dicembre subito dopo la chiusura un'assemblea internazionale lanciata dalla rete Climate justice per condividere analisi e pratiche da proiettare oltre il vertice.

A tal proposito è emersa la necessità di non concentrare le energie sulla scadenza in sè, bensì quella di creare un dibattito continuo sul tema che vada oltre l'evento; utilizzare l'attenzione mediatica per lanciare nei territori iniziative che devono collocarsi all'interno di un percorso più lungo e articolato; no al controvertice ma no anche alle esperienze isolate e autoreferenziali.

Si proverà a costruire una iniziativa a Firenze l'8 dicembre, con l'esperienza di mondeggi come cuore della risposta necessaria al cambiamentoclimatico; eventuali iniziative locali potranno convergere su questa iniziativa.

In chiusura la discussione ha toccato il tema fondamentale del ruolo della scienza e delle conoscenze nella costruzione di un'alternativa credibile ed efficace; un tema da approfondire nelle prossime occasioni, che in via preliminare si può riassumere: la scienza e la tecnologia non sono neutre ma sono orientate dal sistema dominante, è fondamentale acquisire competenze e rimodularle in relazione ai bisogni eco-sociali; infine è opportuno non cadere nel primitivismo romantico che sogna il ritorno al passato attaccando il consumismo individuale e non il produttivismo senza limiti.

 

Ultima cosa , non certo per importanza , un elemento di forma e di sostanza:

useremo la definizione "caos climatico" anzichè "cambiamento climatico"

Questo per ribadire , con un termine più appropriato ,che non c'è niente di "fatale" in tutto questo e che non si tratta di un generico cambiamento per cause ancora da verificare .
Anzi, come suggerisce anche Daniel Tanuro nel suo "l'impossibile capitalismo verde " il fenomeno si manifesta con estrema violenza e pertanto non è corretto parlare di cambiamento climatico.

 

(inviato a cura di Giovanni Pandolfini, Mondeggi, referente del Tavolo)


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