Campobello di Mazara: tra sfruttamento e nuove politiche securitarie

CONTADINAZIONI - VENERDÌ 6 OTTOBRE 2017


Partiamo dai fatti: Campobello di Mazara dall'inizio degli anni '90 diventa un territorio monocolturale incentrato sulla Nocellara del Belicè, unica culitvar con la doppia vocazione da tavola e olearia. Prima di allora resisteva ancora una diversificazione delle coltivazioni e un sistema misto di lavoro salariato e familiare per le stagioni di raccolta.

Agli inizi degli anni 2000 che assistiamo ad una lenta trasformazione del mercato del lavoro in cui si inserisce la manodopera di provenienza susbsahariana che sostituisce progressivamente quella tunisina.


Ritornare a rivendicare il pane e le rose

di Stavroula Poulimeni, Alterthess - Grecia                     

Dal sito http://www.alterthess.gr/content/sto-mpari-tis-italias-oi-anthropoi-zitoyn-xana-kai-psomi-kai-ta-triantafylla


In una zona a pochi minuti dal centro di Bari, in Italia, c’è un posto in cui delle persone, residenti e immigrati, cercano di “tornare” alle cose essenziali, chiedendo ancora una volta sia il pane che le rose.   

Il “Bread and roses”, nome ispirato dall’omonimo film di Ken Loach, è un’esperienza portata avanti da persone che vivono e lavorano in condizioni difficili nella  società attuale. Si tratta del tentativo di ricostruire uno spazio pubblico e di un piccolo ma miracoloso laboratorio di relazioni con lo scopo di mostrare nei fatti che si può vivere in modo diverso. 

Lotta di classe nelle campagne siciliane: storia e prospettive

di Emanuele Feltri, Comunità rurale Terre di Palike - Fuorimercato

 

La lotta di classe nelle campagne siciliane riuscì ad emergere con organizzazioni di ispirazione socialista già a fine ‘800. I “fasci dei lavoratori” espressero le istanze di tutte le categorie che fino a quel momento non avevano avuto voce, in un contesto di sfruttamento che rasentava la schiavitù.

Si riuscì per la prima volta ad organizzare degli scioperi in tutta l’isola bloccandola letteralmente, con l’intento di ottenere condizioni di vita e di lavoro più sostenibili.

In particolare i braccianti agricoli, i mezzadri, eranoschiacciati ancora dagli strascichi del sistema feudaleformalmente abolito, che privava i contadini del diritto alla terra e li relegava ad una condizione di povertà estrema, soggiogati da pesanti “gabelle” e dal denaro che erano obbligati a pagare ai “campieri” in cambio di protezione.

“Fra coloro che aderirono ai Fasci dei Lavoratori, si distinsero le donne, che aspiravano alla conquista, attraverso la solidarietà e la partecipazione, del benessere sociale. Tentavano di recuperare valori morali e sociali in grado di proporre alla collettività un senso nuovo della dignità umana.

La nostra agroecologia è politica. Produrre cibo, costruire movimento.

a cura di 'Dalla parte del cavolo' (Rimini)

“Our agroecology is political”, recita un comunicato de La Via Campesina.

Un’affermazione carica di significato che vuole sottolineare l’enorme potenziale di trasformazione economica, sociale e culturale diquesto paradigma che sempre più si sta affermando tra i movimenti sociali e contadini. Un approccio in grado di ridefinire il modo in cui è possibile produrre cibo cooperando con gli ecosistemi e di ridisegnare le filiere produttive e i territori nel loro complesso. Ecco perchè l’agroecologia di Via Campesina è politica ed è per questo che è necessario tracciare una linea di demarcazione: se si sente l’esigenza di sottolineare l’esistenza di una “nostra” agroecologia è proprio perché qualcun altro sta cercando di appropriarsi del termine e delle sue implicazioni.

Agricoltura e dignità della persona, il frutto dell’alternativa è Fuorimercato

Da "Il Manifesto" del 15|12|2016 - di Fabrizio Marcucci.

Sovranità alimentare. Una ventina di realtà disseminate dalla Lombardia alla Sicilia, un'organizzazione al tempo stesso di produzione e di lotta, sul modello dei Sem terra brasiliani

C’è chi produce salsa di pomodoro e chi coltiva arance, chi fa il cioccolato e chi il caffè. Si tratta per il momento di una ventina di realtà disseminate dalla Lombardia alla Sicilia, dalla Puglia alla Toscana. Le ha unite la presa di coscienza del fatto che se vuoi tentare di produrre in maniera diversa, cioè rispettando la dignità delle persone e l’ambiente, e vuoi sottrarre migranti e non dal ricatto del caporalato e dello sfruttamento, devi unirti, ché da solo non ce la fai. E ciò vale soprattutto in un settore come quello dell’agricoltura, in cui a dare le carte, cioè a stabilire prezzi e quindi, a cascata, condizioni di lavoro e retribuzioni, è la grande distribuzione, che punta a pagare il meno possibile i prodotti che finiranno negli scaffali dei supermercati. È nata così la rete Fuorimercato, che di recente ha tenuto a Milano la sua terza assemblea nazionale e che nel prossimo mese di febbraio vedrà il suo quarto incontro a Rosarno (Reggio Calabria), dove si trova una delle realtà aderenti alla rete, «Sos Rosarno».

Funky Tomato - Non si può restare soli

Un progetto come Funky Tomato – come tutti i progetti di quel mondo chiamato “altra economia” o “economia solidale” – non può restare solo, perché altrimenti viene sommerso da tutto quello che gli sta intorno. Per capire cosa questo voglia dire, vi raccontiamo tre delle nostre difficoltà principali di questi mesi di produzione e lavoro. Questo può servire non solo a mostrare ai co-produttori di FT le questioni con cui  ci  confrontiamo quotidianamente, ma anche a capire perché è necessario fare rete e tenersi collegati con altre realtà.

Mutualità e conflitto nelle campagne e ruolo dei migranti. Percorsi di produzione in autogestione

a cura dei nodi di Fuorimercato “Solidaria” (Bari) e “Diritti a Sud” (Nardò)

Quando abbiamo deciso di avviare l’autoproduzione di salsa di pomodoro con etichetta ‘Sfrutta Zero’ volevamo provare a combinare la denuncia delle condizioni di lavoro nelle campagne con l’avvio di una piccola pratica di economia solidale, rispettosa dell’ambiente e della salute; ma soprattutto provare ad organizzare insieme native/i e migranti per rispondere a bisogni ed esigenze di vita quotidiana. Come? Continuando con le attività di supporto e solidarietà verso i migranti con al centro la riappropriazione del lavoro, quello dignitoso.

Consapevoli di non poter raggiungere immediatamente questi obiettivi, non potevamo abbandonare l’aspetto vertenziale che ci ha sempre caratterizzato nel sostenere le molteplici rivendicazioni legate all’accoglienza, all’accesso alla casa, al raggiungimento della protezione internazionale o del permesso di soggiorno.

Contadini e Braccianti Uniti Insieme per un’Altra Agricoltura

Negli ultimi decenni, l’agricoltura ha visto una continua evoluzione delle forme organizzative della produzione. La tecnologia e l’innovazione hanno portato, in molti casi, ad una emarginazione del lavoro manuale in agricoltura, sostituito da un’intensa meccanizzazione e ricorso massiccio alla chimica, ma anche ad una artificializzazione delle tecniche colturali e di gestione delle risorse naturali (semi, suolo, paesaggio, acque), guidati dalla ricerca spasmodica della massimizzazione della produttività (e dei profitti).

I braccianti in movimento

di Mimmo Perrotta (pubblicato sulla rivista Lo straniero, n. 196, ottobre 2016)

La lotta al caporalato e allo sfruttamento del lavoro bracciantile in agricoltura sembra a una svolta. Ma è difficile capire verso quale direzione. Da un lato, il governo nazionale e alcune delle regioni interessate almeno dal 2014 hanno posto maggiore attenzione a queste problematiche e varato un gran numero di task force, disegni di legge, protocolli. Dall’altro lato, i braccianti stranieri, con il supporto di associazioni, sindacati, collettivi, hanno manifestato numerose volte a Foggia, Bari, Venosa, Potenza, Latina, Rosarno. In entrambi i casi, gli obiettivi dichiarati sono la lotta allo sfruttamento e il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei braccianti; tuttavia, l’interlocuzione tra le due parti – tra un nascente movimento di braccianti e le istituzioni – è particolarmente difficile. Perché?

Fuorimercato, uno spazio di potere popolare dal basso in costruzione

di Gigi Malabarba

 

Da dove nasce il percorso di Fuorimercato

Fuorimercato inizia a delinearsi nel corso degli ultimi tre anni dall’incontro tra RiMaflow, dalla cui esperienza ha preso avvio la rete Communia, e alcune realtà di ‘Genuino Clandestino- comunità in lotta per la sovranità alimentare’, essenzialmente per ragioni di reciproco sostegno e distribuzione di prodotti: si tratta di SOS Rosarno, nata dalla rivolta migrante bracciantile del 2010 nella Piana di Gioia Tauro e a cui si è affiancata di recente la Cooperativa Mani e Terra; di Mondeggi Bene Comune, un’occupazione di terre demaniali in via di privatizzazione a Bagno a Ripoli (Firenze); e di Sfrutta Zero, alcuni collettivi di autorganizzazione produttiva della filiera del pomodoro con una forte componente di migranti in zona pugliese, lucana e campana (Netzanet-Solidaria di Bari, Diritti a Sud di Nardò e Fuori dal ghetto – Funky Tomato di Venosa e altri produttori del salernitano).

Report tavolo discussione Caos Climatico incontro nazionale GC di Milano 31ott2015

Introduzione sulla traccia del documento di preparazione al tavolo in cui sono evidenziati:

  • il riconoscimento scientifico del caos climatico come dato di fatto e alcuni esempi delle conseguenze nel settore agricolo;
  • il riconoscimento che il così detto caos climatico altro non è che la normale reazione del pianeta al surriscaldamento globale provocato da un surplus di emissioni di gas serra prodotti da attività umana.
  • La produzione industriale del cibo ha una diretta responsabilità nella produzione di gas serra quindi nel riscaldamento globale e quindi nel caos climatico. (ci sono studi che individuano che la produzione industriale del cibo è responsabile delle emissioni per una percentuale che va dal 47 al 55 % delle emissioni totali dati Via Campesina-Grain)

Per la costruzione di uno spazio di scambi contro-parallelo

Francesco
Mondeggi Bene Comune

L’organizzazione capitalistica, come altre, si fonda sul predominio di alcuni strati sociali e garantisce tale primato avvalendosi di vari dispositivi culturali, politici, economici: per quanto concerne questi ultimi particolare rilievo assumono il Mercato e la Moneta. Il primo è una particolare modalità storica di intendere una delle attività sociali essenziali, ovvero lo scambio (non solo economico e non solo materiale); la seconda rappresenta pressoché l’unico strumento legale per realizzarlo. Almeno fin da Aristotele ci si è interrogati se la moneta corrispondesse a qualcosa di reale o fosse invece il prodotto di una pura convenzione: adesso che ha perso qualsiasi rapporto con un bene di riferimento (tipicamente l’oro) o con un sistema di cambi intervalutario (ad esempio lo SME entrato in vigore nel 1979), è diventato evidente che la risposta più credibile è quella già data dal filosofo greco e cioè che si tratta di una convenzione. Il fatto che le fonti accreditate siano concordi nell’indicare il fatturato della finanza speculativa mondiale assai superiore a quello dell’economia reale (14 volte nel 2010, secondo i dati a me noti), la dice del resto lunga a riguardo.

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