Attraverso un anno difficile

Alla fine di ogni anno è abitudine giornalistica fare un bilancio dei 12 mesi trascorsi. Quelli del 2020 saranno naturalmente e inevitabilmente tutti incentrati sulla pandemia, sui periodi di chiusura, sugli effetti tragici della diffusione del virus, individuali e collettivi.

Inevitabile, appunto, ed è impossibile ricordare il 2020 senza uscire dalla dimensione di tragedia collettiva, senza ricordare le morti e i lutti che quasi tutti noi abbiamo vissuto o conosciuto. Sembrerebbe quasi una provocazione provare a guardare al 2020 anche come un anno di occasioni, possibilità e di costruzione e ricostruzione di senso alle tante nostre attività, che non solo non si sono fermate ma si sono ancor più radicate e moltiplicate.

Avevamo cominciato l'anno ancora dentro lo spirito dell'assemblea nazionale dell'ottobre precedente a Conversano, pensando a come organizzare “in primo luogo quello la difesa, sostegno, allargamento delle produzioni agricole sottratte alle logiche del mercato e della Grande distribuzione organizzata”, a come rimettere insieme “un'organizzazione mutualistica [che abbia] necessariamente al centro la questione del lavoro - in un'accezione larga - del reddito e della difesa e promozione di diritti, contro ogni discriminazione”.

E “improvvisamente” ci siamo trovat* a vivere un lockdown nel quale solo la GDO e le multinazionali dell'e-commerce sembrava potessero funzionare e prosperare e ogni relazione sociale dovesse essere messa tra parentesi, sospesa dentro la narrazione del “distanziamento sociale”, del “lasciateci lavorare”, ma anche della pletora di decreti di concessione di qualche benefit che non avevano certo come obiettivo quello di toccare il nodo strutturale delle diseguaglianze e del sistema che le produce e riproduce.

È in questo clima che i tanti soggetti che danno vita a Fuorimercato hanno saputo mantenere la propria ragione d'essere, dando alla stessa nuovo senso e nuove pratiche.

Tutto questo abbiamo provato a esprimerlo da subito con l'hashtag #iorestosolidale e con i Racconti dalla quarantena, riflessioni aperte e collettive sui mesi di chiusura e sul dopo.

Sono tante le iniziative che possiamo ricordare – dalla nascita della Cassa nazionale di solidarietà, che vede FM tra i primi sostenitori e promotori, alle pratiche mutualiste di Non sei sol@ a Ri-Make e della partecipazione alle brigate di solidarietà della RiMaflow, fabbrica autogestita che si è messa immediatamente a produrre mascherine di protezione; dalla campagna “Portiamo l'acqua al ghetto” di Campobello di Mazara, alla resistenza dell'Emporio Fuorimercato di Bari e dei suoi produttori indipendenti; dalle iniziative della Scuola popolare di Tor Bella Monaca per student* in difficoltà, agli sportelli sociali e sindacali organizzati in tanti luoghi; dalla rinnovata partecipazione alla Rete Beni Comuni, alla difesa di Terranostra a Casoria, dei mercatini di Campi Aperti a Bologna, dell'agricoltura contadina; e ancora tante altre iniziative.

E in questi ultimi mesi è nata, importantissima, la rete dei produttori della Sicilia occidentale, sulla quale cerchiamo di costruire un catalogo di scambi fuorimercato sempre più largo e radicato sui territori e le loro relazioni.

Raccontare queste iniziative non vuole in alcun modo volere/volersi raccontare un storia consolatoria, pensare che si possa stare bene dentro un tragedia epocale. Al contrario, per quanto le tante attività e iniziative siano venute in qualche modo naturali, hanno fatto i conti con la crisi, le difficoltà economiche, sociale e psicologiche di tutt* noi e si sono intrecciate immediatamente allo spirito conflittuale con cui vogliamo praticarle.

In questo senso citiamo ancora l'esperienza degli sportelli sociali dove provare a formare coscienza dei propri diritti e pratica collettiva di solidarietà – soprattutto in una fase nella quale lo sfruttamento di lavoratrici e lavoratori non solo non si è fermato, ma ha assunto nuove dimensioni e ha costretto milioni di donne e uomini e continuare a lavorare perché “essenziali” al profitto, non certo nelle dinamiche sociali. La campagna per il reddito universale e per la difesa dei diritti di braccianti, riders e delle/i tante/i lavoratrici e lavoratori costrette/i al rischio e allo sfruttamento è stata un momento fondamentale di questa presenza di autorganizzazione sindacale.

Il 2020 è stato un anno orribile, non c'è alcun dubbio. Ma ci ha messo di fronte al bisogno di relazione, alla necessità della solidarietà, all'indispensabilità dell'impresa collettiva, alla nostra voglia di resistere e di sperimentare l'alternativa al sistema che, tra le altre cose, ci ha portato a vivere in quel modo l'emergenza e ci porterà ad un'irreversibile crisi ambientale e sociale se non proviamo a fermarlo.

Non sappiamo se nel 2021”tutto andrà bene”, se si tornerà alla “normalità” - e sinceramente ci disturbano queste narrazioni mistificatorie. Siamo invece cert* che moltiplicheremo i nostri impegni e la nostra volontà di costruire idee e pratiche fuorimercato.

Il nostro augurio per l'anno che viene è di essere in tant* a farlo insieme.

 

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