Sergio, l'imprescindibile

Sergio D’Amia si è spento il 16 settembre 2019. Era stato iscritto già a 10 anni da sua madre, militante e attivista del Pci già durante il fascismo e poi nella resistenza, ai Pionieri, l’organizzazione dei giovanissimi comunisti (che organizzava i giovani fino ai 15 anni) che precedette la Fgci. Il direttore del giornale dei piccoli era niente meno che Gianni Rodari.

 

Si iscrisse poi al Pci ed entrò presto in conflitto col partito nel ’56, quando i carri armati russi soffocarono la rivoluzione ungherese: era già un antistalinista, non per adesione ideologica al trotskismo ma perché non condivideva le politiche dell’Urss e l’impostazione di Togliatti. Incontrò la IV Internazionale solo dopo il ‘68, esperienza che vive in pieno e che fu per lui uno spartiacque definitivo con la storia del Pci. Decisivo fu l’incontro con un trotskista pisano radiato dal partito, Silvio Paolicchi che lavorava in Mondadori, dove lavorava Franca Cambié (che per molti anni sarà la sua compagna di vita dopo Pina Sardella) e Davide Danti, l’organizzatore del primo Consiglio di Fabbrica in Mondadori.

Sergio era professore di lettere. La scuola e più in generale la formazione sono state sempre il centro della sua attività politica. Con Pina e settori della sinistra sindacale del tempo fu tra i fondatori a Milano della Cgil Scuola – osteggiata inizialmente dal Pci che preferiva un’organizzazione non schierata per quel pezzo di «ceto medio»! – convinto del ruolo della scuola per la crescita della coscienza della classe operaia. A San Giuliano Milanese, dove insegnava, fu promotore delle scuole popolari autogestite per consentire ai lavoratori di conseguire il diploma di terza media: esperienza notevole sia per il numero di studenti lavoratori coinvolti, sia per il programma che spiegava la matematica con la lettura della busta paga e la storia come storia delle lotte di classe. E portò poi tutta quell’esperienza nella vertenza vinta dai metalmeccanici nel ‘72-3 per il diritto di 150 ore nell’orario di lavoro per permettere a tutti di ottenere la licenza media «pagata dal padrone».

Insieme a Pina Sardella fu tra i fondatori nel ’68 dei Centri Rousseau, centri ricreativi e di formazione estivi per ragazzi e ragazze, assolutamente rivoluzionari per l’epoca (ragazzi e ragazze potevano dormire insieme e i monitori erano ragazzi poco più grandi).

Entrò nei Gruppi comunisti rivoluzionari (Gcr) della IV Internazionale durante l’autunno caldo del ’69 insieme a uno sparuto gruppo costituitosi attorno a Silvio Paolicchi e a degli studenti di un comitato di base del liceo scientifico Volta, più un paio di universitari, a cui si poi aggiunsero alcuni dipendenti della Mondadori e del gruppo Rizzoli-Corriere della sera. Lui era l’altro adulto (aveva già più di 30 anni!).

Per i più giovani ascoltare le discussioni tra Sergio e Silvio, magari dopo un comitato centrale del Pci o sull’andamento delle lotte, rappresentava una scuola quadri permanente, insieme alla possibilità con loro di incontrare e conoscere nelle riunioni militanti storici come Livio Maitan ed esponenti rivoluzionari di tanti paesi. Livio sarà per Sergio colui che lo convincerà definitivamente alla nuova esperienza militante.

Curò sempre la formazione, ma si impegnò molto anche nell’organizzazione sindacale degli insegnanti. Il tentativo di normalizzazione della Cgil scuola fu contrastato già al secondo congresso dalla cosiddetta mozione Foggi, la prima tendenza nazionale organizzata (mai era stato possibile costituirne una in precedenza nella Cgil, in nessuna categoria). Sergio ne era stato protagonista a Milano e in Lombardia con Pina, Maria Teresa Rossi e altri compagni e compagne, tra cui Giulietta Banzi dilaniata poco dopo dalla bomba fascista in piazza della Loggia a Brescia. Il giornaletto di corrente a Milano si chiamò su proposta di Sergio Non più servi dello Stato.

Dopo la casa di Paolicchi e quella di uno studente del Volta, e dopo un breve periodo in uno scantinato nei pressi di Corso Buenos Aires, i Gcr aprirono la sede storica di Via Varchi alla Bovisa già luogo di incontri della sinistra di classe milanese e sede tra gli altri dei Cristiani per il socialismo (nei pressi del circolo anarchico Ponte della Ghisolfa di Pino Pinelli).

La sede, che diventò col tempo anche sede nazionale dei Gcr e poi della Lcr (Lega comunista rivoluzionaria), con il contributo della IV Internazionale e della sua sezione belga in particolare, fu un luogo importantissimo per Sergio. Si decise di installare lì una vera e propria tipografia per garantire l’autonomia di composizione e stampa della storica rivista Bandiera Rossa, di cui negli anni Ottanta diventò direttore fino alla fine delle sue pubblicazioni nel 2002, e di altre pubblicazioni della sinistra rivoluzionaria. Sergio ne curava in tutto gli aspetti organizzativi e amministrativi, fondando una Cooperativa, così come ha curato l’amministrazione di via Varchi per decenni anche dopo la chiusura della tipografia.

L’attività sindacale nella scuola di Sergio è sempre stata connessa dai primi anni Settanta con quella tra i lavoratori e le lavoratrici delle fabbriche. Sergio è stato tra i principali animatori per anni del coordinamento di quella che si usava chiamare «sinistra di fabbrica» della zona Romana/SudMilano (con OM-Fiat, TIBB, Lagomarsino, Redaelli, ecc.) fino ad arrivare, come insegnante delle 150 ore, agli operai dell’Alfa Romeo di Arese, dove la Lcr aveva un importante radicamento.

C’è un elemento-chiave sul piano politico di cui Sergio è stato un lucido anticipatore: la questione ambientale. È quella che l’ha portato negli anni più recenti a essere tra i protagonisti del movimento per l’acqua pubblica. Ma veniva da molto lontano, da un approccio non dogmatico, attento e curioso che lo portò ad assumere posizioni chiare e nette sul femminismo, l’ecologismo, appunto, e ad avere una grande apertura per il progetto iniziato dalla IV internazionale agli inizi degli anni Ottanta, ossia la costruzione di organizzazioni giovanili e la realizzazione del Campo giovanile internazionale. Tra i suoi impegni meno conosciuti c’è quello di organizzatore di importanti incontri internazionali con la partecipazione di militanti rivoluzionari di vari paesi, in particolare tra gli anni Settanta e Novanta, oltre ad aver partecipato alla fine degli anni Ottanta per tre mesi all’attività di formazione del neonato Iire, l’Istituto di ricerca internazionale di Amsterdam, tutt’oggi in piena attività.

Bandiera Rossa, sotto la direzione di Sergio, rappresentava la voce della IV Internazionale anche dopo che la Lcr entrò in Democrazia proletaria (di cui diventò membro della Direzione nazionale) e poi – insieme a tutta Dp – in Rifondazione comunista, processi e cambiamenti che sostenne sempre senza esitazioni. Di Rifondazione sarà un militante convinto, partecipando e animando dibattiti e discussioni nel suo circolo territoriale (la zona Romana di Milano), partecipando alle attività del l’Arci Bellezza, dell’Anpi e dell’antifascismo militante e poi alla costituzione del circolo politico-culturale “Rosso si spera”.

L’amore per i libri, per leggerli e realizzarli, è stata parte integrante del suo impegno militante. Fu molto felice di pubblicare per la cooperativa editoriale allestita negli anni Settanta, la Nei (Nuove edizioni internazionali), libri come quello di Gaspare Bono, prima bracciante e poi spazzino di Campobello di Mazara, in Sicilia, ma che – dopo l’emigrazione in Svizzera – della propria città diventerà sindaco. Quella storia è raccontata ne La lista del gallo e Sergio era molto fiero di aver contribuito a far conoscere quella vicenda ai più sconosciuta. Ma di libri, opuscoli e materiale vario ne pubblicò moltissimi con la Nei e poi, quando nacque a Roma Edizioni Alegre, si rese disponibile come consulente, organizzatore di presentazioni, sostenitore di progetti come quello della ripubblicazione de La mia guerra di Spagna di Mika Etchebéhère, fortemente voluto dalla sua ex compagna Pina Sardella (scomparsa anche lei nemmeno tre mesi fa) e di cui Sergio ha scritto la postfazione.

Dopo la costituzione di Sinistra Critica, nata nel frattempo da una scissione di Rifondazione comunista, decise di impegnarsi in un lavoro apparentemente più sociale, in realtà eminentemente politico e, insieme alla rete nazionale Communia, ha sostenuto e partecipato alla lotta della RiMaflow, in cui c’è stato da subito e dove, non a caso, ha messo in piedi la prima biblioteca (ma senza disdegnare di mettere le mani anche per produrre all’occorrenza la salsa di pomodoro). A Milano è fin dal principio un militante a tutti gli effetti del progetto polico-sociale  Ri-make e, nonostante gli ottant’anni già compiuti, sarà tra coloro trascinati via dalla polizia in occasione dello sgombero della seconda occupazione. Convintamente partecipa infine alla realizzazione della rete nazionale di autogestione e mutuo soccorso Fuorimercato. Con un’attenzione costante, su cui non ha mollato mai, per la questione ecologica che vedeva come naturale in una rete in cui militano molte realtà che si occupano in larga parte di agroecologia. Di formazione marxista, di curiosità vivace, Sergio ha colto pienamente che al tempo dell’essiccazione della sinistra politica, la ricostruzione di forze vive e disponibili alla lotta di classe, passa per la tessitura di esperienze concrete di solidarietà, per un’azione sociale densa di politica, e il suo contributo in questo passaggio così delicato non è mai venuto meno.

I suoi compagni di Ri-Make hanno giustamente rispolverato Bertold Brecht per il suo ottantesimo compleanno con una citazione quanto mai attuale: «Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili».

Addio Sergio


Salutiamo Sergio tutt* insieme mercoledì 25 settembre a Milano a Ri-Make, in via del Volga 4, dalle ore 18, con i suoi familiari, i/le suoi/sue compagn* e amic*

https://www.facebook.com/events/2383895588390481/

 

 

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