RiMaflow vivrà, il 28 novembre e anche dopo... 

La mattina di mercoledì 28 novembre potrebbe compiersi lo sfratto dei locali della fabbrica recuperata RiMaflow, voluto da Unicredit Leasing nei confronti di Virum, un’immobiliare inadempiente e inesistente da anni nel sito

Piero Maestri

Questa minaccia di sfratto rischia di cancellare con la forza la RiMaflow di Trezzano sul Naviglio, un’esperienza di autogestione operaia e di mutualismo che in quasi sei anni ha creato dal niente e senza aiuto alcuno 120 posti di lavoro.
Il decreto del Tribunale permette di ottenere la liberazione dell’area da persone e da cose nel silenzio complice di quelle istituzioni che si nascondono dietro un’inchiesta sullo smaltimento illecito dei rifiuti, che ha portato all’accusa infamante di RiMaflow come parte di un’associazione a delinquere e all’arresto del presidente della Cooperativa Massimo Lettieri: ossia il rovescio esatto di quanto fatto in questi anni come scelta ambientalista e di contrasto della criminalità organizzata sul nostro territorio da parte di RiMaflow!

Questa inchiesta in realtà è ormai qualcosa di cui non si parla già più e si concluderà forse senza neppure celebrare un processo. Unicredit Leasing non accetta la regolarizzazione dell’occupazione, come proposto anche dalla Prefettura di Milano per l’alto valore sociale dell’esperienza operaia di tutti questi anni, anni in cui la fabbrica sarebbe magari stata riempita di rifiuti poi dati alle fiamme, come succede ormai quotidianamente proprio in questi territori. Mentre se ciò non è avvenuto, come non è avvenuta alcuna altra conseguenza devastante di inquinamento - dati i tetti in amianto e il sottosuolo contaminato -, è proprio per la custodia del bene da parte dei lavoratori e delle lavoratrici presidianti.
Nessuna istituzione ha dato una mano a trasformare decine e decine di occasioni di lavoro informale in posti di lavoro regolari, mentre con le loro sole forze (e di chi ha sempre sostenuto la loro esperienza) decine e decine di operai e artigiani sono riusciti a regolarizzarsi proprio attraverso l’attività della Cooperativa RiMaflow colpita e messa in mora dall’inchiesta giudiziaria.

Proprio come in questi giorni a Riace o al Baobab Experience di Roma le istituzioni cancellano esempi straordinari e a noi vicini di accoglienza nel nome della ripristinata ‘legalità’, così nei confronti di RiMaflow istituzioni inadempienti gioiscono della ripristinata ‘legalità’, provocando il licenziamento per la seconda volta di 120 persone e restituendo all’abbandono e al degrado 30mila metri quadri di capannoni!
Le lavoratrici e i lavoratori di RiMaflow, insieme a tutta Fuorimercato Autogestione in Movimento e a chi si è schierata/o a fianco di RiMaflow e di Massimo non accettano né mai accetteranno questa situazione! Sono migliaia le personalità, le associazioni e i movimenti anche su scala internazionale, così come i semplici cittadini che hanno manifestato solidarietà a RiMaflow e hanno chiesto e chiedono un tavolo negoziale che impedisca lo sgombero. E lo rivendicheranno fino al 28 mattina quando saremo ancora una volta tutte e tutti insieme a spiegare all’Ufficiale giudiziario le nostre ragioni e le soluzioni possibili alla controversia, opponendoci con la sola forza della nostre idee e dei nostri corpi allo sfratto e alla cacciata delle lavoratrici e dei lavoratori.

RiMaflow come esperienza di autogestione produttiva mutualistica deve continuare a vivere e vivrà.
La sperimentazione continuerà, anche, se non soprattutto, grazie all’esistenza della rete Fuorimercato: pure questa non è una banalità. Come non è una banalità, e nemmeno una scoperta dell'ultima ora, la consapevolezza che quando crescono esperienza autogestite e possibili alternative, i padroni non ci stanno e ti fanno la guerra più spietata. La proprietà è sacra, come ha detto il ministro dell'interno del governo giallobruno.

Noi invece continuiamo a lavorare affinché beni abbandonati, confiscati alle mafie, spazi pubblici inutilizzati o destinati alla speculazione siano trasformati in bene sociale o bene comune, sottratti al profitto d’impresa più o meno criminale. Sosteniamo e pratichiamo percorsi di riappropriazione, per favorire il lavoro in autogestione e la partecipazione della collettività alla gestione del bene comune.
E questo può avvenire non solo attraverso l'autorganizzazione, ma anche con il sostegno delle reti solidali e un'organizzazione politica e sociale di quelle/i che sanno da che parte stare.
Percorsi resi possibili proprio dalle esperienze concrete di lotta, di autogestione, di vertenza, di mutualismo.

Da qui al 28 novembre, e subito nei giorni successivi – ovviamente in condizioni diverse a seconda che lo sfratto venga eseguito o si riesca a resistere – dobbiamo mettere in campo una strategia a 360° per contrastare la proprietà in uno scenario in movimento, senza dimenticare il prezzo che comunque la lotta sta implicando (a Massimo è stata negata ancora una volta la libertà dai domiciliari e siamo ormai vicini ai 4 mesi di detenzione, e poi tutto ciò che comporta la confisca dei beni della cooperativa e il suo azzeramento, il sequestro di un capannone, ecc ecc).
E questa strategia sappiamo che ha un punto di forza: in questi anni abbiamo costruito una comunità, messo insieme e inventato capacità sul piano economico, messo le basi per una rete politico-sociale sul territorio e non solo… insomma ci sentiamo di poter rivendicare in pieno un percorso da investire, comunque vada il 28, e comunque nella continuità di RiMaflow e dei suoi progetti.

Una strategia, vogliamo ripeterlo, nella quale la rete Fuorimercato Autogestione in Movimento è il primo strumento di difesa ‘obbligatorio’ per tutte le sperimentazioni di mutualismo conflittuale.
E il 28 la rete ai cancelli ci sarà!
Il nostro è un appello – già ascoltato da tante e tanti che hanno già annunciato la loro partecipazione - alla presenza davanti ai cancelli e ad organizzare presidi nelle varie città con volantinaggi davanti alle sedi Unicredit la mattina stessa dello sgombero.
RiMaflow vivrà se Fuorimercato prenderà consapevolezza fino in fondo della sua potenzialità e della sua capacità di immaginazione e pratica solidale.

 

 

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