La marea femminista torna nelle strade 

“Riteniamo fondamentale riaffermare tra le nostre pratiche femministe, l’importanza della costruzione di nuove reti solidali e di muto soccorso, riaffermare cioè contro l’individualismo e la solitudine, la potenza dell’essere in comune, il sostegno, la sorellanza.” (Abbiamo un piano: piano femminista contro la violenza maschile sulle donne e violenza di genere – Non Una di Meno)

Marta Cotta Ramosino

Il 24 novembre la marea femminista tornerà nelle strade, Non Una di Meno scenderà in piazza anche quest’anno in un corteo nazionale contro la violenza maschile sulle donne.

Non Una di Meno nasce nel 2016 a seguito del femminicidio di Sara Di Pietrantonio, ammazzata a Roma, dalla necessità di fornire una risposta sistemica e non emergenziale alla violenza maschile sulle donne e all’incremento dei femminicidi. Non Una di Meno è un movimento internazionale formato da donne, soggettività lgbt*iqa+, collettivi femministe, centri antiviolenza e da tutte quelle esperienze femministe che resistono e fanno della solidarietà e delle pratiche di mutuo aiuto il loro perno fondante. I femminicidi sono la punta dell’iceberg di quello che le donne subiscono quotidianamente, leggere la violenza come elemento strutturale del sistema significa riconoscere ed affrontare le innumerevoli forme di violenza che si vivono quotidianamente. Violenza sulle donne non è esclusivamente lo stupro ma sono violenza portate avanti dal sistema, il gap salariale fra uomini e donne (in Italia il differenziale salariale di genere complessivo è pari al 43,7% - Eurostat 2014), le molestie sui luoghi di lavoro (le donne fra i 15 e i 65 anni che hanno subito molestie e ricatti sessuali sui posti di lavoro in Italia sono 1 milione e 403 mila – istat 2016), il non poter accedere in tutte le strutture pubbliche all’aborto (in Italia su 94 ospedali con un reparto di ostetricia e ginecologia, solo 62 effettuano interruzioni volontarie di gravidanza; cioè solo il 65,5% del totale), i tagli al welfare state che negli ultimi anni hanno ridotto il numero di asili nido e che vorrebbero riportare la donna dentro le mura domestiche dipingendola come angelo del focolare, violenza sulle donne è l’educazione nelle scuole che non tiene conto delle differenze di genere. Si potrebbe andare avanti ancora lungamente. In risposta a questo il movimento di Non Una di Meno ha iniziato tre anni fa, diviso in tavoli tematici, ad analizzare tutte queste forme di violenza producendo un Piano contro la violenza maschile sulle donne e di genere (si può scaricare gratuitamente qui).

Un lavoro di scrittura condivisa che ha messo in rete migliaia di donne, assemblee territoriali e nazionali, con cui si è arrivati ad un’analisi complessiva di tutte le sfumature di un fenomeno, la violenza, inteso come strutturale nel sistema produttivo e riproduttivo. Per ogni sfumatura della violenza si rivendicano in questo piano le soluzioni concrete e possibili, e gli strumenti per concretizzarle. Tra questi, oltre allo sciopero, il mutualismo e la solidarietà. Non una di meno è un movimento internazionale che prende la sua forza dal movimento argentino Ni Una Menos che lotta per ottenere una legge sull’aborto, dalla lotta delle donne polacche che si sono battute contro la modifica della legge sull’aborto che avrebbe ristretto le possibilità di accesso all’aborto, dal movimento di donne spagnole che lo scorso 8 marzo ha bloccato il paese con uno sciopero generale. A livello globale questa nuova ondata di femminismo si caratterizza per essere un femminismo di classe, un femminismo del 99%, un femminismo che si oppone con forza alle logiche neoliberali, un femminismo che fa dell’ intersezionalità fra le differenti oppressioni il suo cardine, un femminismo che si configura come anticapitalista. L’8 marzo 2016 ha rappresentato un ulteriore momento di rottura, dopo più di 10 anni in Italia viene lanciato uno sciopero generale (l’ultimo fu chiamato durante la guerra in Iraq), il movimento Non Una di Meno a livello internazionale lancia uno sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo. A costruirlo, in rete, sono i centri antiviolenza, i consultori e le consultorie autogestite, i progetti di educazione alle differenze nelle scuole, in breve: le donne e quei soggetti direttamente colpiti dalla violenza di genere, sul lavoro, in casa, nel rapporto con le istituzioni. La forza più grande di questo movimento è proprio l’essersi ricostituito in collettivo, l’essere uscite dalla logica individualista che ha pervaso il femminismo degli ultimi anni, forza che si legge nella capacità di trasformare il #metoo in #wetogheter: è la risposta ai milioni di #metoo (anche io), l’hashtag con cui le donne di tutto il mondo hanno iniziato a denunciare pubblicamente di aver subito violenza. #wetoogether è il modo per dire che milioni di io che hanno lo stesso vissuto di violenza e sfruttamento devono diventare un grandissimo noi, un noi-insieme, in cui avere cura l’una dell’altra, aiutarsi a vicenda a resistere, sopravvivere e uscire insieme da quella stessa condizione.

Il governo Salvini - Di Maio si sta facendo portatore di una vera e propria guerra contro donne, migranti e soggettività lgbt*qia+, attraverso misure e proposte di legge che insistono su un modello patriarcale e autoritario che vorrebbe schiacciare e ridurre al silenzio la nostra libertà. Questo governo dichiara di voler abbattere la povertà, in realtà l’unica guerra che ha intrapreso è quella contro i/le migranti, le donne e le soggettività lgbt*iqa+. Con il ddl Pillon si ritorna ad un modello di famiglia di stampo estremamente fascista che trasforma il divorzio in un lusso per poche e che non tutela più i figli di donne che subiscono violenza.

Anche quest’anno Non Una di Meno scenderà nelle strade di Roma per ribadire che la violenza sulle donne nasce in casa ma pervade ogni ambito della società e diventa sempre più strumento politico di dominio, producendo solitudine, disuguaglianze e sfruttamento.

La questione della violenza di genere ci riguarda tutte e tutti, la lotta anticapitalista è femminista perché solo quando saremo davvero tutte libere saremo tutti liberi.

 

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