Mutualismo, la brace resta accesa  

Dopo il convegno tenutosi a Scup il 7 e 8 aprile la discussione intorno a un possibile “manifesto” del mutualismo è proseguita il 30 giugno a Mondeggi, nell’ambito della festa di compleanno della Fattoria senza padroni.

Appuntamento importante perché proprio a Mondeggi nel giugno del 2017 aveva preso le mosse l’idea del convegno e poi quella del “manifesto”. E la discussione così come le proposte emerse al termine della giornata mostrano che “la brace resta accesa”, che il percorso per un movimento mutualistico fa passi lenti, ma comunque in avanti.

La bozza di testo già pubblicata sul sito di Fuorimercato e inviata a tutte le realtà presenti al convegno di aprile è stata discussa con la sottolineatura da parte di tutti che quel testo è solo uno strumento, “un attrezzo” da utilizzare per capire meglio i bisogni del mutualismo e delle attività cooperative che oggi si moltiplicano in tutta Italia. Un documento “aperto”, un “foglio bianco” da continuare a scrivere in incontri che dovranno svolgersi nei mesi a venire.

Lo stesso incontro di Mondeggi, del resto, ha permesso di continuare ad approfondire i temi del “manifesto” come, ad esempio, il concetto di uso civico che ormai va inteso come “dichiarazione di gestione civica di un bene comune”, che incrocia la questione del mutualismo con quella delle reti che lavorano sui beni comuni in ambienti sia urbani sia rurali. Non è un caso che a Mondeggi si sia tenuto un tavolo dei comitati per i Beni comuni (con realtà provenienti da Napoli, Venezia, Bologna, Roma, Palermo oltre a Firenze) e che alla fine della giornata queste realtà si siano confrontate con il lavoro svolto dal tavolo sul Mutualismo.

Da questo punto di vista resta da capire quale possa essere la strada per arrivare all’autoaffermazione “legale” delle strutture, concetto che va inteso non tanto come adeguamento delle realtà autogestite ai vincoli di diritto dettati dal mercato, ma come riconoscimento delle realtà che si sono affermate sul terreno. Una campagna per “la sovranità dei territori” dovrebbe servire proprio ad affrontare il nodo della gestione “legale” delle esperienze autogestite che incontrano notevoli difficoltà, e forme repressive sul piano fiscale e amministrativo, proprio per la mancanza di un quadro giuridico più avanzato.

La necessità di costruire “reti” e comunque di costruire una Rete più ampia è data quindi, a partire dalle cooperative, per evitare di essere risucchiate dalle logiche di mercato. Il manifesto va inteso così, come lo strumento per condividere le diverse esperienze che si svolgono.

Nella discussione fiorentina un ruolo particolare lo ha svolto il tema del lavoro, dipendente, autogestito, autonomo. Lavoro che oggi è sotto attacco da più parti e che ha bisogno di trovare forme di autotutela e di autorganizzazione. L’idea resta quella di tenere assieme la tutela dei lavoratori dipendenti e la tutela del lavoro autogestito, anche per questo si è discusso da più parti dell’utilità di creare nuove e moderne Camere del lavoro (autogestito) o Camere del mutuo soccorso utili anche ad aprire vertenze ma anche a svolgere campagne sul salario minimo o sul reddito e a supportare la nascita di esperienze di lavoro cooperativo. A Communia Roma, ad esempio, nascerà uno sportello (che si chiamerà Pam, Punto di accesso mutualistico) e che va proprio in questa direzione.

Sul piano operativo, il dibattito di Mondeggi si è dato alcuni strumenti di lavoro ulteriori, nuovi appuntamenti locali di discussione della bozza di manifesto, e un appuntamento centrale, quello dell’assemblea nazionale di Fuorimercato a Rimaflow l’ultimo fine settimana di settembre. A cui seguirà, nella primavera del 2019 sempre a Rimaflow, l’incontro europeo delle fabbriche recuperate, dove intrecciare il percorso del manifesto per i diritti del mutualismo con le riflessioni di alcune delle esperienze più avanzate in questo senso a livello continentale.


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