Partiamo da una considerazione: le lotte sono tante e diffuse, ognuna ha una sua propriaspecificità, però tutte si confrontano con una controparte comune, il modello di sviluppo capitalista.
L'annichilimento culturale, la depoliticizzazione delle masse, la perdita dell'identità collettiva, hanno lasciato posto ai bisogni indotti, alla disgregazione sociale, allo snaturamento dei territori.Sia in campagna che nelle città. Lo sfruttamento dell'uomo,della terra, il precariato è reso possibile dall'assenza di una coscienza collettiva in grado di arginare e superare l'uso strumentale dell'uomo, asservito ai bisogni del capitale.

Vengono cancellati gli storici luoghi d'aggregazione sociale e politica. Il tessuto urbano e rurale costituito da reti e connessioni, figlie di storici processi, basati sulle relazioni umane di scambio e cooperazione, si disgrega.
Vengono imposti nuovi modelli. Gli ipermercati per esempio oltre ad attuare un impoverimento della tradizionale economia locale, aggregano in maniera fuorviante, attraverso servizi, cinema, McDrive, parchi gioco...tutto questo mentre i quartieri si svuotano da botteghe e connessioni sociali, divenendo pian piano sterili dormitori e vuoti contenitori dove poter attuare le più svariate speculazioni e trasformazioni.

La Terra è vittima, la più colpita, in senso più lato i territori. Si impongono modelli di produzioni a basso costo, basatisull' uso smoderato del suolo agricolo, attraverso l'abuso della chimica e lo sfruttamento di manodopera in nero, sottopagata e priva di qualsiasi diritto.

I sistemi di agricoltura tradizionale e di qualità ad opera di contadini e piccoli proprietari terrieri vengono sostituiti dall'industria del cibo e dalla rinascita dei "latifondi" in mano a grossi imprenditori e alle multinazionali.
Il cibo diviene una merce con produzioni di scarsissima qualità destinate alle masse e distribuite dai monopoli della G.D.O. Mentre le così dette "eccellenze", il cibo biologico e di qualità diviene un lusso destinato ad una nicchia che può permetterselo.
Di particolare rilevanza è la sistematica distruzione del settore agricolo tradizionale che ancora costituisce l'ottanta% delle realtà produttive del paese.
L'assenza di infrastrutture adeguate, l'importazione di produzioni estere a basso costo, l'inaccessibilità all'acqua irrigua, pressione fiscale e politiche agricole asservite alle multinazionali, creano una crisi di settore voluta e prevista. La campagna viene abbandonata dagli agricoltori e diviene facile preda anch'essa di speculazioni e sfruttamento.

Per questo è fondamentale la costruzione di comunità, soprattutto tracittà e campagna. Riacquisendo un identità che mira a rideterminare dal basso i propri territori.

Sicuramente dovremo partire costruendo nuove relazioni umane, riuscendo ad aggregare attorno a forme di autogestione diretta e avendo particolare attenzione al processo di costruzione delle comunità.
Dobbiamo promuovere forme di autonomia e autoorganizzazione per rivendicare e praticare :
- diritto a garantirsi la sussistenza ed una occupazione che non sia sfruttamento
- diritto all'abitare dignitoso
- diritto ad un cibo sano nel rispetto dell'ambiente e delle persone
- diritto a decidere della gestione del proprio territorio(istruzione-cultura-salute ecc)
- autodeterminazione alimentare.


Partendo dalle esperienze a noi più vicine, RiMaflow, Mondeggi, , Terre di Palike, SoS Rosarno, Sfrutta Zero ecc. deve nascere forte il bisogno di costruire comunità, che faccia uscire dall'isolamento le singole vertenze ed insieme progettare il nostro futuro, immaginare un impianto sociale ed economico radicalmente diverso, che trasformi i nostri territori in laboratori attraverso il conflitto e la partecipazione.
Dobbiamo ridisegnare le città, le campagne, i territori, con pratiche concrete che alludano al cambiamento.
Terre occupate, fabbriche recuperate, mutuo appoggio e scambi "fuori mercato" - sono i luoghi, le pratiche da dove partire per immaginare e costruire un futuro possibile dove lo sviluppo viene progettato dal basso in base ai bisogni reali di comunità coese e solidali nel rispetto della terra, degli esseri umani e dei viventi, all'insegna della giustizia sociale.

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