Coltivare orti urbani fuorimercato

di Manlio Epifania - Masseria dei Monelli/Ortocircuito Bari

Lo sapevo. Gole profonde me l'avevano annunciato, uccellini svolazzanti mi avevano soffiato all'orecchio la notizia, tanto assurda da parere inventata, eppure…eccola in tutta la sua prepotente e purtroppo scontata bruttezza: Bari vecchia, nasce la piazza degli innamorati: orto sociale e festa degli innamorati

Dal 14 febbraio, a San Valentino piacendo, una delle piazze più suggestive della "Nostra Bari", perchè patrimonio comune, città sarà violentata da una mega installazione finto ecologica e truffaldinamente riqualificante. Il tutto "made in ikea", con buona pace delle teorie sulla urbanistica partecipata, sul territorio come bene comune, sulla rinascita e sviluppo di aree sino ad oggi abbandonate. Già, da oggi vale la politica trumpista, ma anche berlusconiana e non solo, che garantisce la conquista del territorio al giocatore che può permettersi di puntare di più sul tavolo della poker-politica.

Chi scrive conosce bene quale e quanta fatica si deve fare se non sei una multinazionale e decine di zeri di fatturato anche solo per potersi affacciare nelle stanze di una amministrazione distratta e sciatta in questi ambiti per proporre ipotesi di "orti Urbani", questi si veri, partecipati, a costo zero e con la assurda pretesa di essere anche "sociali", ovvero di restituire a chi il territorio lo vive il piacere e la bellezza di occuparsi del suo benessere. Chi scrive ha visto infrangere, peggio, spegnersi senza nessun riscontro, il proprio piccolo sogno nei meandri burocratico affogatori. Chi scrive non ha la forza ed il potere economico di garantire presentazioni in pompa magna a suon di slide, loghi diffusi e stampa accondiscendente garantita. Eppure chi scrive si occupa in prima persona, anzi in Prime Persone, ovvero una piccola ma appassionata comunità, di agricoltura sociale da oltre otto anni.

Non mi meraviglio della tracotanza, inutilità, ignoranza e sfregio al buon senso nell'allestire una piazza di Bari vecchia come fosse uno stand ikea all'aperto, mi rattristo e mi incazzo pure che questo avviene senza nessuna vergogna, ma anzi con una calorosissima e sfrontata accondiscendenza. Laddove il "private financing" fallisce, può arrivare la sponsorizzazione milionaria che garantisce a chi la supporta un'altra ennesima passerella e a chi la realizza un rientro sicuro sottoforma di nuovi e felici clienti. Già, perchè ciò che ikea loves non è Bari, ma la sua money! Un'impresa come quella svedese non fa nulla in forma di volontariato e/o servizio al territorio, se non in cambio di un rientro sicuro, ciò che anima queste scelte, colpevolmente supportate dall'Amministrazione, è una semplice e spietata logica di marketing industriale, pronto a puntare, investire dicono loro, sul tavolo sicuro di vincite a molti zeri. Questo è il gioco in atto.

Ben altro richiederebbe la Nostra città vecchia che finti orti urbani nel bel mezzo di nulla, o assurdi tendaggi svedesizzanti e panchine di un finto e posticcio che di più non si può. Mi chiedo se qualcuno dei cittadini che si beccheranno questa porcheria sia mai stato interessato prima davvero sul futuro di quello spazio, se la cittadinanza intera abbia mai saputo di questo ennesimo scempio. Me lo chiedo dandomi una risposta tristemente scontata: NO. L'importante è riempire alcune paginate di giornale con notizie accattivanti, realizzare presentazioni affascinanti e accarezzare opinioni pubbliche distratte.

L'agricoltura sociale è altro, ha a che fare con il territorio che occupa nel senso della terra ma e soprattutto delle persone che lo vivono e se non esiste legame tra i due fattori nulla produce. Invito chiunque a ripassare dal Largo Albicocca in ikea style tra qualche mese per misurarne i risultati. Sfido l'Amministrazione a dimostrarmi che questi sono interventi a favore della cittadinanza. Incuranti di tutto ciò noi continuiamo col nostro piccolo-grande sogno di orto urbano che estende il suo benessere ormai sempre di più, in città e fuori e se non bastasse coltiviamo il sogno ancora più ambizioso di un Bosco Sociale Urbano per la nostra città, quella sì di tutt* e per tutt*.

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