Il workshop prevede un'articolazione in due parti - ognuna della durata di circa 1h30 minuti - per affrontare e mettere a fuoco temi e questioni che riguardano in particolare due diversi segmenti di una filiera/rete agroalimentare autogestita:

1. La prima parte del workshop si rivolgerà al segmento della produzione, co-produzione e trasformazione - La co-produzione e' una pratica comune in molte reti territoriali e le prime elaborazioni di patti di mutuo soccorso/manifesti di principi emersi dai nodi territoriali FM la individuano come strumento cruciale per praticare il mutualismo interno alle reti territoriali e la solidarietà attiva tra produttrici e trasformatrici che le animano. Come praticare il mutualismo e la solidarietà attiva tra produttrici della rete? Quali strumenti possono facilitare processi di co-progettazione e co-co-produzione?

Il tavolo propone le coproduzioni come elemento centrale delle produzioni fuori mercato e costitutive della garanzia partecipata.

Le coproduzioni rappresentano un importante momento di incontro metaforico e concreto per cui è determinante sottolinearne l’elevato significato simbolico, le potenzialità economiche e le enormi ricadute sociali e relazionali. Inoltre un risultato che si potrebbe raggiungere è una “chiusura di filiera” da materie prime a prodotti trasformati, che quindi potrebbero avere in etichetta una “tracciabilità etica” più completa, riguardante non solo l’origine dei prodotti agricoli ma anche delle mani e delle persone che li hanno coltivati e lavorati.

Impegnarci a mettere insieme i prodotti e le competenze di chi trasforma le materie prime potrebbe rivelarsi un ottimo metodo per cementare le relazioni tra le persone che fanno parte di questo nodo giovane e molto volitivo.

Le coproduzioni già in essere (olive di Contadinazioni + lavoro delle cuoche combattenti) hanno già raggiunto numerosi obiettivi tra i quali i principali: realizzare un prodotto di altissima qualità e permettere ad una piccola realtà agricola di ‘strappare’ una parte della propria produzione al circuito convenzionale della lavorazione delle olive.

L’obiettivo per il futuro è quello di incrementare questa tipologia di esperienze promuovendo e incoraggiando quanto più possibile gli scambi (tra prodotti e competenze) dei partecipanti sia al fine di auto-consumo sia al fine di sviluppare trasformati di elevata qualità ed economicamente sostenibili.

Questo processo passa inevitabilmente attraverso una serie di prove e sperimentazioni che di per sé raggiungono l’obiettivo di consolidare la relazione e la comunicazione tra i componenti del nodo territoriale.

Il tema che il tavolo chiede di sviluppare insieme all’assemblea nazionale in merito alle coproduzioni riguarda la possibilità di trasformare prodotti che i singoli produttori producono (e commercializzano) in maniera informale come genuini clandestini: esiste la possibilità di trovare (o formare) un soggetto giuridico che garantisca produttori e trasformatori in casi del genere?

La questione si pone perché tante delle coproduzioni che si potrebbero sviluppare passano attraverso la messa a disposizione di piccole produzioni informali di materie prime in laboratori che necessitano di elementi di tracciabilità che alcuni dei piccoli produttori della rete non riescono a garantire (se non al di fuori dei regolamenti vigenti). Dunque il quesito è come riuscire a utilizzare il ‘sistema’ per una giusta causa e cioè generare relazioni virtuose, profitto per chi ne necessità (per indigenza o necessità di emancipazione) e un prodotto di elevata qualità.

  

2. La seconda parte del workshop si rivolgerà al segmento della distribuzione auto-organizzata e del consumo/della fruizione solidale e collettiva.

 L'auto-organizzazione e l'autogestione della distribuzione e' da sempre un elemento centrale della esperienza di FM ed e' un tema cruciale per molte esperienze e reti con cui il cammino di FM si e' storicamente incrociato. L'emergenza legata al COVID19 ha evidenziato la necessita' di moltiplicare gli sforzi esistenti nel campo della costruzione di infrastrutture distributive autogestite alternative ai circuiti della GDO come strumento per praticare la solidarietà attiva verso produttrici e produttori ma anche come strumento per promuovere il diritto di tutti ad accedere a cibo genuino, sano e prodotto nel rispetto dei diritti di produttrici e lavoratrici delle filiere agroalimentari.

 Mentre nel tempo si sono costruite e consolidate esperienze innovative e solide di auto-organizzazione della distribuzione che coinvolgono a vario titolo gruppi di acquisto e fruizione solidale, in molte metropoli - soprattutto a sud italia - permangono molti ostacoli nella costruzione di simili circuiti.

 Come dar vita e/o mettere a sistema le esistenti esperienze di piccola distribuzione organizzata? Come consolidare le reti di distribuzione autogestite esistenti? Di che strumenti possiamo dotarci? (fondi mutualistici, scambi di pratiche, auto-formazione, ecc.) Che ruolo possono avere in questo percorso collettivo associazioni e gruppi di lavoratori che sperimentano l'autogestione dell'ultimo miglio? Quale i gruppi di acquisto solidale esistenti? Quale le associazioni attive nella promozione di consumo critico e acquisto e fruizione collettiva nei quartieri popolari?

 

 

 

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