Siamo diverse realtà urbane e rurali, composte da native/i e migranti, accomunati da pratiche sociali ed economiche basate sul mutuo soccorso e sull’autogestione. Vogliamo costruire un’economia altra rispetto a quella basata sull’arricchimento e l’interesse materiale, fuori e contro le leggi del mercato. Le sperimentazioni sociali che portiamo avanti vivono e si alimentano attraverso la valorizzazione delle nostre diversità che siano di colore della pelle, di genere o di orientamento sessuale, di provenienza geografica. Molte delle nostre esperienze nascono assieme alle e ai migranti, le/i quali rivendicano quotidianamente la libertà di circolare regolarmente senza dover subire espulsioni e respingimenti, senza dover sottostare a continui ricatti. Per questo non possiamo rimanere silenti di fronte alle violente ed ingiuste politiche sull’immigrazione perpetrate dai diversi governi europei con il beneplacito dell’UE.

Osservando con attenzione i numeri effettivi del fenomeno migratorio degli ultimi tempi, questo oggi non si presenterebbe come un’emergenza epocale, se non dal lato dei paesi da cui si fugge per fame e malattia, guerre e disastri ambientali. L’emergenza è invece alimentata, spesso ad arte, dal ‘razzismo istituzionale’. Questo da una parte spinge per creare una guerra tra poveri per indebolire le resistenze sociali, livellare verso il basso le condizioni di lavoro e di vita delle persone, costruire un nemico per garantirsi consenso elettorale. L’operato del ministro Minniti costituisce l’apice di tutto questo, perché utilizza la cultura dell’emergenza e della mercificazione per lasciare morire migliaia di persone nei centri di detenzione libici, invece di garantire il libero accesso dei richiedenti asilo e di tutti i migranti al territorio europeo. Dall’altra parte, il razzismo istituzionale alimenta sempre più paure e diffidenza nei confronti dell’altro. L’insofferenza sociale diffusa si incanala verso posizioni xenofobe e di intolleranza, portando molti soggetti svantaggiati ad individuare nelle formazioni di destra dei punti di riferimento, sia culturale che politico, con una sempre maggiore espansione sui nostri territori e quartieri.

Nel nostro lavoro quotidiano costruiamo ponti tra soggetti analogamente svantaggiati. Le nostre pratiche solidali di accoglienza dal basso, le autoproduzioni agroalimentari e artigianali fuori dalle logiche dello sfruttamento delle persone e della terra, le reti di supporto legale e di inclusione sociale diffuse sui territori, sono il frutto di un lavoro comune che chiamiamo fuorimercato. L’intento è quello di far fronte alla soddisfazione dei bisogni quotidiani e contestualmente ribaltare gli effetti delle politiche istituzionali finalizzate a metterci gli uni contro gli altri. Mentre costruiamo embrioni di una società differente da quella in cui viviamo, è prioritario partecipare ad una battaglia cruciale: quella per la cittadinanza e per il diritto all’ospitalità, per porre fine alle politiche repressive e securitarie, dalla Bossi-Fini al decreto Minniti-Orlando, dal Regolamento Dublino all’operato di Frontex, alla chiusura immediata dei campi di detenzione in Libia. Tutto questo rappresenta per noi la condizione per costruire una convivenza in cui la solidarietà internazionale, la generosità e il primato degli interessi dei soggetti svantaggiati abbiano la meglio su violenza, odio e discriminazioni.

Per questo, di fronte alle diverse assemblee e manifestazioni antirazziste convocate in questo mese di ottobre, il nostro concreto contributo è finalizzato a promuovere e costruire le più ampie ed efficaci mobilitazioni possibili. Parteciperemo e scenderemo in piazza portando le nostre pratiche di mutualismo conflittuale, di supporto ai percorsi di auto-organizzazione delle donne e degli uomini migranti, con l’obiettivo di continuare a generare rivendicazioni immediate, campagne antirazziste nazionali ed internazionali diffuse.

Vogliamo che la lotta al razzismo si intrecci con la possibilità di ottenere contratti di lavoro uguali per tutte e tutti (diritti salariali e previdenziali, sicurezza sul lavoro); di strappare politiche di reddito e welfare universale (cure sanitarie e trasporto pubblico, diritto ad un’abitazione dignitosa), a prescindere da quale sia la nostra provenienza geografica, il colore della nostra pelle o il nostro credo religioso. Perché per noi nessuna persona è illegale!

Fuori mercato, autogestione in movimento

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